Stampante
&
ingranditore

di Marco Fodde

Stampa bianconero fine art:
come trasferire una immagine digitale su carta all'argento.
Per la prima volta una tecnica inedita ed unica che permette l'impossibile.

Conosciamo le difficoltà che si incontrano nel realizzare una fotografia bianconero che rispetti ciò che abbiamo previsualizzato e spesso il risultato finale non corrisponde all'idea che avevamo in mente.
I motivi della frustrazione che ne deriva sono molteplici e da ricercarsi in tutte le fasi del processo fotografico, dalla ripresa al trattamento. Tuttavia, si cerca di pilotare il risultato nella direzione voluta con tecniche di non facile esecuzione, a volte addirittura impossibili, soprattutto in fase di stampa. Penso ad interventi di mascheratura o bruciatura su piccole porzioni del negativo, oppure alle diverse variazioni di contrasto in altrettante differenti zone del soggetto ed a difficili interventi di ritocco per eliminare imperfezioni o difetti nell'immagine. Operazioni, queste, che richiedono una esperienza notevole, spesso non sufficiente ad ottenere un risultato perfetto. Siamo nel caso limite, una sorta di confine tra possibile ed impossibile in cui la fotografia tradizionale si ferma.

Al giorno d'oggi, però, il fotografo ha uno strumento in più su cui contare: la fotografia digitale. Cresciuta qualitativamente in modo esponenziale, in questi ultimi tempi ha raggiunto, grazie a sofisticatissimi ed efficaci software, livelli qualitativi che non fanno più sorridere ma che permettono di oltrepassare efficacemente il confine suddetto.
Al di là dalle possibilità tecniche offerte dalla fotografia digitale, chiunque si sia incantato a rimirare le proprie immagini digitalizzate attraverso lo schermo di un PC, sicuramente sarà rimasto colpito dalla nettezza e brillantezza dei toni.
Il problema nasce quando si vuole stampare quella bellissima immagine in bianconero, non necessariamente frutto di un programma di elaborazione grafica, che vediamo sul monitor. Il metodo più ovvio è quello di servirsi di una stampante Ink Jet. Tuttavia, anche con una buonissima ed evolutissima stampante di qualità fotografica si otterrà un'immagine costituita da inchiostri su carta.

Dal punto di vista qualitativo una stampa ad inchiostri, pur avvicinandosi molto a quella tradizionale all'argento, non riesce, almeno per il momento, ad esservi pienamente equivalente. Ciò è dovuto al fatto che un'immagine fotografica tradizionale è costituita da argento metallico che a tutt'oggi è insuperabile nel conferire ai soggetti profondità e modulazione tonale. Ma a parte questo aspetto esiste un altro fattore di imprescindibile importanza: la durata delle stampe.
E' pur vero che le note case costruttrici di stampanti Ink Jet promettono stampe di durata centenaria ma di ciò abbiamo, per l'appunto, solo promesse (sostenute da test difficilmente verificabili) che dovremo riscontrare tra almeno cento anni: francamente troppi!
D’altra parte, non si può rimanere indifferenti innanzi alle possibilità di intervento che opportuni software possono offrire sulle immagini digitali (ossia prodotte da fotocamera digitali) o digitalizzate (prodotte da negativo scandito) e al notevole impatto qualitativo che ne deriva, tale da farci desiderare di vederle realizzate su carta fotografica tradizionale.

Fino ad oggi una simile possibilità per il bianconero non esisteva (a parte riprodurre, dopo inversione, il file del positivo digitale in negativo digitale su pellicola per mezzo di un costoso fotorestitutore, che in base a prove fatte almeno sul bianconero, abbassa notevolmente la qualità finale).
I "limiti" mi hanno da sempre affascinato e fatto risvegliare la mia "sperimentite", che si è tradotta nel desiderio di ricercare un valido metodo per tradurre un'immagine elettronica in chimica, nel rispetto della qualità fine art.
Da un cultore della fotografia tradizionale bianconero fine art come notoriamente sono, il trattare l'argomento digitale potrebbe apparire non coerente, se poi aggiungo di aver trovato un metodo pratico, economico ma eccellente per trasformare un file digitale bianconero in una fotografia su carta fotografica (badate bene, fatta di argento metallico, non d'inchiostro!), allora si passa all'incredulità assoluta. Ebbene, forse è proprio il connubio tra arte, desiderio di proiettare un elaborato digitale su carta fotografica e la mia cultura di chimico che ha scaturito un'idea pazzerellona che però nella pratica e nell'efficacia si è rivelata vincente: da digitale a carta fotografica bianconero.
Ma andiamo per gradi pur riservandomi di approfondire questo argomento in futuri articoli che prenderanno in considerazione gli aspetti comparativi e qualitativi tra diversi materiali.

PRINCIPIO DEL METODO:
Realizzazione, a partire da una immagine digitale (o digitalizzata), di un negativo su lucido formato A4 per mezzo di stampante ink jet e, conseguentemente, stampa dello stesso per contatto su carta fotografica tradizionale.

PREPARAZIONE DEL NEGATIVO DIGITALE

PRIMA FASE. La prima fase del procedimento parte da una immagine bianconero digitale o digitalizzata, ossia prodotta da una fotocamera digitale oppure frutto di una scansione di un negativo o positivo (diapositiva) tradizionale.
Va detto che più la scansione è definita maggiore è l'ingrandimento che si potrà pretendere. Consiglio di scansire i negativi 35mm a non meno di 2700 dpi per un formato finale A4 (ideale sarebbe 4000 dpi con cui si potrebbe comodamente arrivare al formato A3).
Immaginiamo di aver proceduto per mezzo di un programma di fotoritocco (Photoshop o altri) a conferire all'immagine qualsiasi modifica che la rendesse ai nostri occhi perfetta per la nostra sensibilità artistica, aver corretto qualsiasi imperfezione del soggetto e aver calibrato secondo i nostri gusti luminosità e contrasto.
Eccola! Appare sullo schermo esattamente come vorremmo fosse su carta fotografica.

SECONDA FASE. La seconda importantissima fase, che va eseguita una sola volta per tutte, consiste nell’ottenere l'esatta corrispondenza tonale tra immagine che appare sullo schermo e quella rappresentata sulla carta. Affinché ciò si verifichi è necessario procedere alla stampa dell'immagine digitale con una stampante Ink Jet su carta dedicata di qualità fotografica. Apparirà subito evidente se ciò che vediamo sul monitor e la stampa saranno equivalenti. Se ciò non fosse sarà necessario agire sulla luminosità e sul contrasto dello schermo in modo di avvicinarsi il più possibile alla densità tonale della stampa Ink Jet.
Dopo aver tarato lo schermo sulla stampa ottenuta quasi certamente osserveremo che quella sul monitor non rispetta più quella di partenza, frutto della nostra creatività (troppo scura o chiara oppure troppo o poco contrastata). Quindi dovremo operare con il programma di fotoritocco solamente sul contrasto e luminosità per riportare la densità dell'immagine digitale "all'antico splendore" ossia, se preferite, a quella preferita dai nostri gusti (Photoshop: immagine, regola, luminosità-contrasto). Per essere certi che la suddetta taratura sia perfetta potremo eseguire un'altra stampa con la Ink Jet ed eventualmente operare degli aggiustamenti ripetendo da capo la seconda fase.
Esistono altri metodi di taratura ma per il bianconero ho sperimentato che questo sistema è il più pratico ed efficace.

TERZA FASE. A questo punto è necessario operare una rotazione speculare dell'immagine digitale ed invertirla, ossia trasformarla in negativo (Photoshop: immagine, ruota quadro, rifletti orizzontale e poi sempre con Photoshop: immagine, regola, inverti).
Si procede nel salvare il file ottenuto con un nome opportuno.

QUARTA FASE. Si procede alla stampa del negativo digitale, ottenuto nella seconda fase, su supporto trasparente per lucidi in formato A4 per mezzo di stampante di qualità fotografica.
Mi sono avvalso della pellicola trasparente Canon CF 102.
(Questo materiale ha ambedue le superfici trattate con un particolare prodotto che permette l'adesione permanente dell'inchiostro su entrambe le superfici e quindi non presenta il problema di dover individuare su quale lato operare la stampa). Per quanto attiene la scelta dell'inchiostro da stampa ho optato per l'ottimo Pelikan che oltre ad essere più economico dell'Epson ha tonalità fredda con tonalità molto profonde molto efficaci per questa tecnica.

Inoltre, mi sono servito della stampante Epson Stylus Photo 1200 calibrata come segue:

Supporto: carta fotografica;
Inchiostro: nero;
Modo: personalizzata (1440 dpi);
Area stampata: centrata;
Formato area di stampa: A4

QUINTA FASE. Essiccazione del lucido a temperatura ambiente in luogo riparato dalla polvere. Occorre essere certi che l'inchiostro sia effettivamente essiccato e dopo sperimentazioni ho potuto costatare che si raggiunge lo scopo dopo 24 ore. Un tempo così lungo si deve al fatto che il supporto plastico non ha alcun effetto assorbente e l'essiccazione si attua solamente per evaporazione del solvente che per l'inchiostro Pelikan è di qualche ora a circa 21° C (dipende dalla temperatura ambiente).

STAMPA DEL NEGATIVO DIGITALE
SESTA FASE.
Si procede alla normale stampa per contatto badando che l'emulsione della carta sensibile sia a contatto con "l'emulsione" del lucido, la superficie di stampa.

E’ necessario che il “sandwich” sia così disposto sul tavolo dell'ingranditore:
piano di proiezione dell'ingranditore - foglio di cartoncino nero (per evitare dannosi fenomeni di diffusione luminosa) - carta fotografica - lucido da stampare (emulsione contro emulsione) - vetro di spessore e dimensioni adeguate (spessore: 4mm, lati: 30x35 cm) avente il compito di mantenere il tutto ben pressato.

L'ingranditore in questo processo ha il solo compito di illuminatore per stampa a contatto.

Indicativamente posso aggiungere che questa prova è stata ottenuta con i seguenti parametri di stampa:

1. distanza della testa dell'ingranditore dal piano di stampa: 56 cm;
2. doppio condensatore;
3. diaframma dell'obiettivo: f/11;
4. lampada dell’ingranditore da 150W;
5. filtro multigrade Ilford n°3;
6. carta Agfa multicontrast MCP 310 RC ;
7. tempo di esposizione: 8 secondi;
8. sviluppo: Ornano Normaton 1+9;
9. fissaggio: Ornano Superfix;

Osservazioni operative: dopo l'esposizione del sandwich potremo procedere al normale sviluppo della carta sensibile ottenendo la stampa finale, provando l'ebbrezza di aver stampato un "meganegativo" d'altri tempi con una qualità davvero sorprendente.
Dal momento che tutte le correzioni dell'immagine possibili si effettuano al computer, il "lucido-negativo" non necessita di alcun intervento supplementare di mascheratura o bruciatura, e ci si limita alla sola regolazione del tempo di esposizione della carta che andrà aumentato o diminuito a secondo della densità che vogliamo raggiungere. Ribadisco che la perfetta riuscita del metodo dipende totalmente dalla perfetta esecuzione della seconda fase del procedimento.
Va detto che il negativo-lucido è molto delicato e va maneggiato con cura, ma nulla vieta, se rovinato, di ristamparlo.
Per la sperimentazione ho utilizzato materiali in commercio abbastanza economici e comunque destinati ad un uso diverso da quello sperimentato. Tuttavia, mi auguro che siano presto commercializzati supporti, inchiostri e stampanti specifiche per questa tecnica che reputo unica e vantaggiosa.
Il formato della stampa finale è vincolato alle dimensioni del lucido che di norma è formato A4. Tuttavia, in commercio esistono pellicole per lucidi anche in formato A3…

Come si riconosce un stampa ricavata con tale metodo?
Dal momento che il limite di risoluzione media dell’occhio umano è raggiunto quando la distanza dell’immagine da chi l’osserva è 2500 volte la distanza tra i centri di due punti adiacenti (ciò significa che una fotografia composta da punti vicini 0,25mm, apparirà perfettamente nitida se osservata da una distanza di 25cm ossia la distanza più ridotta per percepire distinta l’immagine) ad occhio nudo le stampe ottenute con questo metodo e quelle tradizionali sono indistinguibili.
Ciò si comprende perché la stampa realizzata per contatto ha la risoluzione massima che si ottiene stampando il negativo sul lucido, ossia quella consentita dalla stampante (1440x720 dpi) che in questo caso è ben al sopra della risoluzione permessa dall'occhio umano.
Tuttavia i perfezionisti comparando le immagini con un lentino da 8-10X potranno osservare la differenza morfologica della grana tra i due metodi: il metodo tradizionale offre una grana più modulata, diffusa e ben amalgamata specie nelle mezze tinte; il metodo di trasposizione da file digitale ha una grana "costruita" dalla stampante spruzzando microscopiche gocce di inchiostro sul supporto lucido. Ciò conferisce alla grana stessa una modulazione a buccia d'arancia che tuttavia, ad occhio nudo, è indistinguibile da quella tradizionale.
Un paragone microscopico qualitativo tra il metodo tradizionale e quello trattato in questo articolo non ha senso perché la risoluzione ricavata dai due metodi non è confrontabile in quanto a parità di negativo la prima dipende principalmente dalla qualità dell'ingranditore (a condensatore o luce diffusa e qualità dell'obiettivo), la seconda dalla risoluzione con cui è stato scansito il negativo e dalla capacità della stampante di realizzare punti ad alta risoluzione (ossia il modo con cui riesce a ricostruire artificialmente la grana del negativo sul lucido).
Queste prove sono state effettuate con una stampante Epson stylus photo 1200 ma è probabile che con una stampante diversa si sarebbero ottenuti risultati diversi.

Un paragone tra due immagini realizzate sia con il metodo descritto da questo articolo (a destra) e con ingranditore (a sinistra) è indicativo, ed è solo per dimostrare che la resa è indistinguibile dall'occhio umano. La differenza tra i due metodi di stampa si può notare e riconoscere solamente con l'ausilio di un lentino da 8-10X.

Conclusione
Questa tecnica inedita non ha lo scopo di essere migliore o sostitutiva della stampa tradizionale con l'ingranditore (che rimane qualitativamente il miglior modo di fare fotografia bianconero) bensì di ottenere una stampa perfetta su carta tradizionale al bromuro d'argento sia essa baritata o politenata, da un file digitale che può aver subito o no, qualunque tipo di elaborazione per mezzo di software specifici.
Inoltre, non va dimenticato che nel caso di una immagine digitale ossia prodotta da una fotocamera digitale, il negativo è assente e la sola possibilità valida di realizzare l'immagine su carta fotografica bianconero tradizionale è offerta da questo metodo.
Il sistema è di facile realizzazione e, aggiungo, divertente perché ibrido tra tradizionale, di cui salva l'aspetto forse più magico del veder comparire l'immagine nel bagno di sviluppo (offrendo all'occorrenza la possibilità di effettuare ulteriori tecniche conservative come il viraggio), e quello indubbiamente creativo e correttivo che offre la fotografia digitale. In definitiva uno strumento in più per il fotoartista da usare ma… non da abusare.

Reflex © giugno 2001