BIANCONERO TRADIZIONALE
Fuji Neopan 100 SS e 400 P

di Marco Fodde

Due pellicole bianconero destinate alle riprese fine art con caratteristiche molto interessanti.

Sono passati quindici anni dall'ingresso della Fuji nel mercato delle pellicole bianconero monopolizzato da marchi non meno importanti come Kodak, Agfa e Ilford. Sicuramente un percorso in salita, eppure la Casa verde si è conquistata un meritato posto in prima fila in un settore reso in controcorrente dall'incalzare della fotografia digitale.
Oggi, quando si parla di bianconero, sempre più frequentemente, qualcuno si chiede dell'utilità di fotografare con pellicola. Infatti, è fin troppo facile acquistare una fotocamera digitale, fotografare a colori, tramutare la ripresa in bianconero ed infine stampare l'opera con una inkjet. Questa soluzione è la perfetta descrizione del "fotografo software" quello che cambia tonalità ad un fotografia con la stessa facilità con cui un camaleonte varia il colore della propria pelle o peggio ancora il caso di chi vuole rendere meno banale una ripresa a colori tramutandola in bianconero mediante software.
Ebbene, chi concepisce la fotografia bianconero in questo modo evidentemente non ha capito nulla della sua valenza. Quest'ultima parafrasando Henri Cartier Bresson, "è un modo d'essere", di interpretare la realtà raccontandola fin dalla ripresa e non a posteriori. Chi sceglie il bianconero lo fa con consapevolezza perchè vede il soggetto in bianconero. Il fotografo è quindi il vero protagonista che si costruisce gli strumenti d'interpretazione mediante il rapporto qualitativo tra pellicola e prodotti necessari al suo trattamento chimico.
Fatto di non secondaria importanza è il negativo che rappresenta la testimonianza tangibile e non virtuale delle nostre fotografie assicurandogli quella agognata durata nel tempo e ripetibilità che la fotografia digitale promette ma senza riscontri oggettivi.
Dal punto di vista qualitativo la comparazione tra un'immagine bianconero digitale e una tradizionale è a prima vista svantaggioso per quest'ultima perché la prima sembra perfetta, senza grana e con una scala tonale pronta per essere compressa o estesa a colpi di mouse. Tuttavia, dopo attenta comparazione con la stessa fotografia ma su carta all'argento ci si accorge che quest'ultima con la sua granulosità naturale possiede una dimensione in più.

Proprio perché il negativo è il "mattone fondamentale" su cui è costruita una ripresa bianconero, al fotografo si prospettano due scelte fondamentali dipendenti esclusivamente dal suo gusto personale: adottare una pellicola ad alogenuri T-grain oppure ad alogenuri tradizonali.
Quest'ultime hanno tra i professionisti e amatori evoluti molti estimatori ed il motivo di questa preferenza è la particolare resa che le pellicole tradizionali (non T Grain) offrono in termini di granulosità visibile ma dettagliata, acutanza, contrasto e compensazione con risultato che specie in chiave bassa (low key) esaltano la drammaticità del soggetto.

Tutto ciò a dimostrazione che la fotografia bianconero non mira quasi mai alla perfezione ma eventualmente all'interpretazione. Per questo fine le pellicole tradizionali sono lo strumento adatto che si attaglia perfettamente al carattere del fotografo e spiega perché la famosa Kodak Tri-X venga prodotta ancora dal 1954 anno della sua introduzione.
In questo bailamme tecnologico anche la Fuji diversifica la distribuzione dei suoi prodotti: la Neopan 50 non è importata in Italia e forse non è più prodotta per ragioni di mercato, mentre la Neopan SS 100 Iso si trova nel nostro paese ma non viene venduta in molti mercati tra cui quello USA che preferisce al suo posto la moderna Fuji Across 100, mentre le Fuji 400 PRO e la 1600 PRO sono diventate protagoniste di molte riprese professionali ed amatoriali in tutto il mondo. In termini di risoluzione va ricordato che emulsioni da 100 Iso che adottano alogenuri tradizionali producono circa 140 linee/mm, mentre quelle che adottano i Tabular Grain o similari possono arrivare a risolvere ben 200 linee/mm, mentre pellicole da 400 Iso che adottano alogenuri tradizionali hanno una risoluzione di circa 90 linee/mm contro quelle che adottano i T-grain e similari la cui risoluzione arriva a a circa 140-150 linee/mm.

Ma... non è tutto oro quello che luccica: sappiamo da test precedenti eseguiti su materiale analogo (Kodak T-Max) come la tecnologia T-Grain, conferisca alle emulsioni doti eccellenti in termini di resa globale ma come abbiamo ribadito in altre circostanze, questa tecnologia ha geneticamente il difetto di non registrare in modo soddisfaciente i particolari nelle alte luci.
Si tratta di una caratteristica tutt'altro che trascurabile che limita le ottime prestazioni delle pellicole a Tabular Grain solamente quando il contrasto della scena rientra in un arco ristretto. In altri termini: sul soggetto deve cadere una luce abbastanza uniforme e comunque controllabile. Anche per questo motivo tecnico, molti professionisti del bianconero hanno snobbato la tecnologia Tabular grain rimanendo ancorati a quella tradizionale (Tri-X, PlusX, FP4, HP5, PanF …), migliore garanzia di lettura dei particolari nelle basse ed alte luci a scapito di una granulosità appena più evidente peraltro, se indesiderata, ininfluente adottando il medio formato.
In queste pagine abbiamo verificato, dopo quindici anni dal loro ingresso nel mercato fotografico, la resa di due pellicole tradizionali Fuji: Neopan 100 SS formato 35mm e la Neopan 400 ma in formato 120 trattate con rivelatore Kodak T Max 1+4. La scelta di testare la versione Neopan 400 in formato 120 è stata dettata dal fatto che, come accennato, le pellicole di medio-alta sensibilità in versione medioformato offrono il meglio in termini di resa nelle ombre e per via del formato maggiore una granulosità fine. In pratica si è voluto saggiare la resa di questa emulsione in termini di scala tonale e lettura dei particolari nelle luci estreme.

Risultati.
Quindici anni fa avemmo modo di testare queste due emulsioni nel formato 35mm e anche allora ne rimanemmo favorevolmente impressionati per l'ottima resa. Lo sviluppo per il test fu eseguito con D76 1+1 e in questo connubio trovammo, specie nella 100 SS, una resa dei grigi eccellente. Oggi, presumendo che le pellicole esaminate abbiano affrontato qualche cambiamento nella loro formulazione rispetto a quelle prodotte nel 1989, abbiamo mirato ad una resa ancora più morbida. In via teorica, per il loro trattamento, avevamo a disposizione una grande varietà di sviluppi sia confezionati che da preparare ma ci siamo voluti attenere ad una facile reperibilità e semplice preparazione: sviluppo Kodak T-Max 1+4. La caratteristica principale di questo prodotto è l'ottima compensazione che possiede con una formulazione che non aggredisce l'emulsione ma ne ricava una buona lettura dei particolari in ombra senza bruciare le alte luci.

Conclusioni.
Diciamo subito che le due pellicole presentano una resa molto buona. La Neopan 100 presenta una latitudine di esposizione ottima che sopporta bene sotto-sovra esposizioni di 2 diaframmi con una tendenza a chiudere le basse luci conferendo neri profondi e puliti. Ottima quindi in tutte le riprese in low key. La granulosità è visibile ma piacevole.
La Neopan 400 in formato 120 presenta sicuramente il vantaggio di una maggiore definizione a causa del minor rapporto d'ingrandimento necessario. Tuttavia, nonostante il medioformato, la granulosità si mantiene visibile. Ciò non deve essere considerato un difetto ma una scelta precisa della casa verde che ha voluto realizzare una emulsione dalle caratteristiche volutamente "antiche" tanto ricercate tra i professionisti del bianconero.
Anche la latitudine di esposizione si mantiene bassa con poca tolleranza nelle basse luci con il risultato di una scala tonale visibilmente compressa e contrastata. Ovviamente le caratteristiche riscontrate sono soggette a variazioni anche sostanziali dipendenti dalla scelta del rivelatore. In questo caso il Kodak T-Max ha fornito mediamente eccellenti risultati, specie in considerazione dei soggetti fotografati che presentavano condizioni di illuminazione volutamente casuali e spesso estreme.
Volendo ridurre il contrasto e creare una granulosità più fine, l'adozione di rivelatori finegranulanti ad alta compensazione del tipo Ilford Perceptol o Kodak Microdol, con una leggera perdita di sensibilità, possono adattare le pellicole ad una resa più morbida con grana fine. In definitiva le Fuji Neopan 100 SS e 400 P non devono considerarsi pellicole in controcorrente, in quanto è la loro particolare resa retrò a renderle degli interessanti strumenti creativi.

Reflex, ottobre 2005