La sigla ha qualcosa di familiare. Per Pentax, per cui i nomi dei modelli iniziano con “K” con l’introduzione nel 1975 dell’omonimo attacco a baionetta, che sostituiva il passo a vite 42x1, e da allora rimasto meccanicamente invariato (ma non per i contatti elettrici) ricorda la “M” dei fortunati modelli Pentax MX e ME della seconda metà dei Settanta, reflex analogiche caratterizzate da dimensioni e peso particolarmente ridotti. Ora, con la fusione della K con la M la casa richiama il concetto, presentando alla scorsa Photokina 2008 la Pentax K-m, questa volta in minuscolo, e facendo cadere la D fino a qui omnipresente nella sua linea di reflex digitali (K10D, K100D Super, K20D e K200D quelli attualmente in listino).

Con un peso di di 525g solo corpo senza batterie e una larghezza di 123mm non è forse la reflex più piccola in assoluto, ma lo è se consideriamo quelle dotate di dispositivo di stabilizzazione e di rimozione di polvere dal sensore, funzioni appannaggio fino a poco fa di apparecchi di ben altro calibro e prezzo. E se aggiungiamo che il prezzo con l’obiettivo zoom standard SMC Pentax DA L 18-55mm f/3,5-5,6 AL è di circa 500 euro, cioè quanto una compatta di lusso, comprendiamo che la nuova reflex si propone come un prodotto di sicuro interesse per chi vuole debuttare con la reflex digitale, magari provenendo come fotografo proprio dalla compatta.
E questo, oltretutto, senza farsi mancare quasi nulla. La Pentax K-m deriva infatti dalla K200D di cui adotta il CCD da 10MP (un “calibro” collaudato, caratterizzato da una corretta densità di pixel in rapporto alle dimensioni del sensore, APS-C con fattore di moltiplicazione della focale 5x) e della quale rappresenta una versione semplificata (ma non troppo) soprattutto nei comandi, che hanno una disposizione molto simile a quelli di una compatta. Sulla calotta sono infatti presenti solo la ghiera dei modi di esposizione, il pulsante per la compensazione della stessa e un terzo pulsante siglato “?” che serve da manuale d’uso per i comandi di cui si vuole ricordare il funzionamento, ma che da parte degli utenti più esperti può essere assegnato ad altre funzioni.
Sul dorso, invece, i comandi sono tutti sulla destra del chiaro display da 2,7” che, mancando il display superiore di controllo, funziona anche da centrale di comando delle regolazioni, a cui si accede con il selettore a quattro vie e con la ghiera di regolazione, a portata di pollice. Bilanciamento del bianco, Iso, modi di scatto e del flash sono accessibili anche del selettore, con pulsante centrale di conferma, mentre i restanti pulsanti sono quello della revisione, dei menu, della cancellazione e quello siglato Info, che controlla ciò che si vede a schermo in revisione (vari livelli di visualizzazione) e in ripresa (il già citato riepilogo delle funzioni). Non manca il pulsande di blocco esposizione, che può essere assegnato anche all’autofocus oppure a entrambi.

Nella Pentax K-m manca invece l’attualmente gettonata funzione Live View (per chi ci tiene), ma per il resto c’è tutto quanto serve. E parliamo della possibilità di scattare in formato Raw (potendo scegliere fra il .PEF di Pentax e “l’universale” .DNG); del controllo senza fili di unità flash separate (dedicate, ovviamente); della presenza dell’istogramma in fase di ripresa; della lettura esposimetrica multizona, a prevalenza centrale e spot; del modo di esposizione automatica a priorità della sensibilità Iso (ma ci sono anche tutti i modi classici), più una ricca dotazione di programmi tematici e filtri ludici, fra cui segnaliamo quello che trasforma le fotografie della Pentax K-m in quelle scattate da una toy camera come la Holga, per intenderci. Segnaliamo infine che la K-m dispone anche di ben 21 funzioni di personalizzazione.
Altre limitazioni, rispetto alla Pentax K200D riguardano: l’autofocus, che nella K-m è a soli 5 punti (contro 11) non selezionabili, e che qualche volta predilige la zona del soggetto che non avete scelto voi (per andare sul sicuro conviene impostare quello centrale, focheggiare ed eventualmente bloccare l’AF sulla zona prescelta); la mancanza di guarnizioni antiacqua e antipolvere. Miglioramenti sono invece la sensibilità Iso che ora arriva a 3200 (e con ottimi risultati, come risulta dalla nostra prova pratica di ripresa) e l’introduzione della funzione di compensazione delle ombre, che migliora la leggibilità dei dettagli in condizioni di forte contrasto luminoso.
L’alimentazione è fornita da quattro elementi a stilo tipo AA, che possono essere pile alcaline, al litio o accumulatori Ni-MH, una scelta vantaggiosa per chi viaggia e non vuole essere vincolato al caricabatteria, ma anche un modo per Pentax di ridurre i costi. Decisamente migliorata l’autonomia rispetto alla K100D che usava un sistema simile. Ma un difetto in questa reflex sta, secondo noi, nell’assenza del controllo visivo della profondità di campo, che non sarebbe stato costoso da implementare; che alla Pentax non abbiano voluto confondere le idee ai nuovi venuti? (… cos’è la profondità di campo?).
In conclusione, pur con le limitazioni citate (e tenendo conto del costo) la Pentax K-m è una piccola reflex di ottima fattura, che potrebbe dare fastidio alle entry level di Canon, Nikon e Olympus. Ci sono lo stabilizzatore e l’antipolvere sul sensore, nella borsa fotografica sembra quasi di non averla tanto è piccola e leggera, viene venduta in kit anche con un telezoom 50-200mm per soli 100 euro di più e le immagini prodotte sono di tutto rispetto. Ah, dimenticavamo: la Pentax K-m accetta anche, con alcune limitazioni, tutti gli obiettivi passo K fin dalle origini, ed anche quelli a vite 42x1, i soffietti, gli anelli di inversione obiettivo…
Reflex, febbraio 2009