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Nikon F6
di Eugenio Martorelli
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Una nuova ammiraglia a pellicola nei giorni del digitale trionfante? Ecco la reflex della sfida, a 2200€, con il suo contenuto tecnologico innovativo.
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La Nikon F6 è una reflex 35mm che condensa la summa della tecnologia di ripresa attualmente disponibile. L'otturatore autoregolante in kevlar e alluminio; la cadenza di avanzamento fino a 5,5 ftg/sec (fino a 8 ftg/sec con MB-40); l'autofocus flessibile su 11 zone; un sistema esposimetrico basato su Color Matrix 3D, con in più le letture a prevalenza centrale (personalizzabile) e lo spot; una funzione di bracketing che permette di dosare gli scatti a forcella secondo una vasta gamma di gradazioni. Qui sotto, con un soggetto dai prevalenti toni chiarissimi, scattando con le dia era necessario agire in sovraesposizione. Ecco quindi 3 scatti a +0,3EV, al valore misurato e a +0,7EV
Nello spazio fra i fotogrammi è possibile inserire i dati di ripresa secondo vari set di impostazioni. A destra il dettaglio che indica uno scatto con 1/320 sec a f/9 compensato a +0,7EV in Matrix.
La lettura Color Matrix 3D dell'esposizione, a sinistra, tiene conto anche dei colori del soggetto. A sinistra in basso, il mirino della Nikon F6 inquadra il 100 per cento del fotogramma effettivo. A destra, un esempio di esposizione automatica senza compensazione. L'esposimetro della F6 è calibrato sulla pellicola per diapositive, che spesso ha bisogno di una leggerissima sottoesposizione per dare il meglio di sé e salvare le alte luci. Sotto, una situazione difficile, con la metà destra della scena decisamente in ombra, è stata brillantemente risolta dal Matrix della F6 in Program. In basso a sinistra, due scatti a confronto. Il primo è realizzato in Matrix, mentre il secondo in Spot, puntando al tronco. Per utilizzi editoriali è preferibile il primo.
Con il senno di poi c'era da aspettarselo che Nikon avrebbe rispettato gli otto anni circa che, dal 1959, anno di lancio della sua prima reflex a pellicola 35mm, la Nikon F1, scandiscono l'intervallo fra la presentazione di un'ammiraglia e la successiva della serie. La logica diceva invece il contrario, in tempi di digitale dominante in cui la casa giapponese è attivissima nel proporre nuovi modelli costantemente al passo coi tempi, sia nel ribadire il suo ruolo di marca al vertice sul terreno delle reflex dedicate ai professionisti top e ai fotoamatori evoluti, sia nel contrastare la rivale di sempre. Canon, oltretutto, non molto tempo addietro aveva dichiarato che alla sua reflex maxima, Eos 1v, con ormai alcuni anni sulle spalle, non avrebbero fatto seguito altre macchine professionali a pellicola 35mm, sottintendendo così che nell'analogico lo stato dell'arte era raggiunto e che gli sforzi, quelli veri, andavano ormai rivolti al solo digitale.
Lo stato dell'arte. Nikon, evidentemente, la pensa in modo diverso e ci propone questa F6, vista in anteprima alla Photokina 2004 (ed ora finalmente sottoposta a un primo test), che allo stesso tempo introduce nuovi contenuti tecnologici (ma non erano stati raggiunti i limiti?) e adotta soluzioni originali per garantire, entro certi parametri, la compatibilità con il parco ottiche Nikon esistente. La F2 (1971) ci aveva portato l'esposimetro incorporato - senza il bisogno del mirino accessorio Photomic (del 1962) - e il tempo più breve fino a 1/2000 sec. Con la F3 (1980) abbiamo avuto in più l'esposizione a priorità dei diaframmi, il controllo TTL del flash e un motore, accessorio, capace di 6 ftg/sec. La F4 (del 1988) è la macchina che ha portato l'otturatore a 1/8000 sec, lanciato il primo sistema di lettura Matrix della luce, innalzato il sincro flash a 1/250 sec ed era dotata di un autofocus (AF) finalmente, come si diceva allora, al livello della concorrenza diretta. La F5, infine (1996), ed è una reflex ancora presente nel catalogo Nikon, ha come caratteristiche l'AF a cinque sensori (modulo Multi-Cam 1300) su area dinamica o singola, un motore incorporato capace di ben 8 ftg/sec e l'esposizione controllata da un sensore Color Matrix 3D da 1005 pixel. Una macchina che fini a ieri, per Nikon, rappresentava lo stato dell'arte.
Cosa si voleva di più a otto anni di distanza? La F6, naturalmente, segue il percorso tracciato delle antenate, ma, alla luce dei tempi, si propone come un prodotto innovativo di… sintesi. La nuova ammiraglia Nikon, infatti, acquisisce migliorandola la tecnologia della serie "F", ma sfrutta anche gli sviluppi tecnologici della serie "D", digitale. Nei fatti, e veniamo alla descrizione fisica della macchina, è la prima Nikon F che rinuncia alla "modularità" (intercambiabilità del pentaprisma e dei dorsi) per un prodotto che racchiude parte delle innovazione delle Nikon digitali D2H e D2X.
Solida e compatta. Secondo la tradizione delle professionali della casa, la Nikon F5 è una macchina robustissima, con il corpo pressofuso in lega di alluminio e il frontale e le due calotte in lega di magnesio. I rivestimenti gommati garantiscono una presa salda, facilitata dall'impugnatura laterale ben sagomata e pronunciata. La macchina è ovviamente tropicalizzata e dotata di guarnizioni su ghiere e pulsanti che ne permettono il funzionamento nelle condizioni ambientali più difficili. Rispetto alla F5, la nuova F6 è più compatta, anche perché rinuncia al booster di alimentazione incorporato (che consente alla prima la cadenza massima di ripresa di 8 ftg/sec) e lo propone invece come accessorio separato. Quindi, se la F6 "nuda" permette di arrivare fino a 5,5 ftg/sec in continuo con le sole pile di bordo (due elementi al litio tipo CR-123A), con il Multi Power Pack MB-40 accessorio raggiunge anch'essa gli 8 ftg/sec. Questo booster, inoltre, che replica anche i comandi per lo scatto con la macchina in posizione verticale, accetta sia otto elementi a stilo AA, sia la batteria ricaricabile EN-EL4, la stessa usata dalle reflex digitali Nikon D2H e D2X. Apprezzabile.
Altra evidente caratteristica della Nikon F6 è il pentaprisma fisso (per la prima volta nella serie "F" dal 1959) ma c'è un accessorio da applicare all'oculare per le riprese a 90 gradi), mentre gli schermi di visione sono intercambiabili con sette tipi a catalogo. L'oculare, molto ampio, dispone di correzione diottrica e di antina di chiusura per bloccare la luce parassita durante le riprese su treppiedi, luce che falserebbe la lettura dell'esposimetro. La visione nel mirino è sempre al 100 per cento del campo inquadrato, è chiara e luminosa, mentre le informazioni presenti sono le più complete che un fotografo possa desiderare.
Anche il dorso non è più intercambiabile e la necessità di un dorso "altro" (salvo quella di un ipotetico dorso per pellicola in bobina da 250 fotogrammi) è resa inutile dalle potenti capacità di quello di serie di registrare (nello spazio fra i fotogrammi, nella cornice immagine, o sul primo scatto) vari set di dati della ripresa e di numeri d'ordine e date, mentre nella F5 questo richiedeva un dorso a parte. Oltretutto la F6 dispone della possibilità, tramite accessorio, di trasferire i dati di ripresa su scheda di memoria esterna, per un eventuale inserimento degli stessi in una base dati di immagini digitalizzate da pellicola.
Autofocus, esposimetro e… display.
Parlando sempre di tecnologia derivata dalle Nikon "D2", la F6 monta anche il nuovo modulo AF Multi-Cam2000 su ben 11 sensori (che sostituisce il precedente Cam1300), che porta le possibilità di controllo dell'autofocus della macchina a un livello quasi stratosferico. Sulla carta il fotografo ha la possibilità di scegliere fra AF ad area prefissata (scelta del punto tramite il joystick posteriore), ad area dinamica con Focus Tracking (la scelta del punto dipende dalla posizione, con inseguimento del soggetto attivo anche alla massima cadenza di scatto in continuo di 8 ftg/sec), ad area dinamica d'insieme (la macchina sceglie lei il punto migliore di fuoco) e ad area dinamica con priorità del soggetto più vicino. In pratica tutte queste funzioni sono sfruttabili a pieno dai professionisti dello sport in cui l'azione del soggetto sia "prevedibile" (e che lavorano il più delle volte su treppiedi), mentre, in gran parte dei casi, quella più utile è l'ultima elencata, come abbiamo potuto verificare dalle nostre prove. Precisione ed affidabilità del sistema sembrano ottimi, anche se la velocità dell'AF dipende molto dal tipo di obiettivo montato.
Altra innovazione che distingue nettamente la F6, anch'essa mutuata in parte dalle reflex digitali, è la presenza di un secondo display sul dorso, che integra le informazioni del tradizionale display di controllo superiore, ma ad esso fanno soprattutto capo alcune importanti funzioni. Essenzialmente il display posteriore serve per la navigazione nei menu che governano le funzioni della macchina. Esso, in abbinamento alla ghiera principale e a una serie di pulsanti immediatamente sotto di esso, coperti da uno sportellino con fermo magnetico, serve per impostare le funzioni personalizzate (ben 41) che controllano nei minimi particolari il funzionamento della F6 (dal comportamento dell'AF a quello dell'esposimetro, dall'azione e programmazione di ogni singolo pulsante o ghiera alla gestione di fino dei lampeggiatori e dei movimenti pellicola) e che oltretutto sono memorizzabili in quattro insiemi (A, B, C e D) richiamabili in pochi istanti. In teoria, quattro fotografi che usano la stessa macchina possono tararla diversamente secondo le proprie esigenze.
Ma tramite i pulsanti del display posteriore si può effettuare anche un reset delle impostazioni e, soprattutto, comunicare alla fotocamera apertura massima di diaframma e lunghezza focale degli obiettivi serie AI (che non sono dotati di CPU interna) per far sì che anche con essi la F6 sia in grado di sfruttare la lettura Color Matrix 3D dell'esposizione. Per chi non ricordasse cosa sia la lettura Matrix, diciamo che essa si basa su un sensore da 1005 punti filtrato in RGB, ognuno dei quali è in grado di leggere i singoli valori di luminosità della scena che copre ma anche il colore del soggetto. A questi dati si aggiungono quelli forniti dalla CPU dell'obiettivo che comprendono la distanza dei diversi elementi del soggetto. Collezionati tutti questi parametri, il cervello della macchina a questo punto è in grado di calcolare l'esposizione corretta facendo riferimento a una "memoria" di 30mila scene tipo.
Nella nuova Nikon il sistema è stato ulteriormente affinato (anche se il sensore è lo stesso della F5) e garantisce una precisione di esposizione strabiliante per le pellicole invertibili (le più delicate da questo punto di vista, a causa della loro ridotta latitudine di posa) e che fornisce anche quella minima sottoesposizione necessaria ad ottenere una giusta densità senza bruciare le alte luci. Oltre al Matrix, la F6 dispone anche della lettura a prevalenza centrale (con la possibilità di decidere le dimensioni dell'area relativa) e di quella spot, che può anche essere collegata alla posizione di uno degli 11 settori dell'AF. La Nikon F6 è inoltre molto dotata anche nelle possibilità di bracketing, che si può impostare su un numero impressionante di modi, in più, in meno, a forcella, per valori da 0,3EV a salire, su due, tre, cinque o sette fotogrammi.
Tornando alla questione della compatibilità delle ottiche, la possibilità di utilizzare i vecchi obiettivi AI e AI-S è apprezzabile, e il sistema di informare la macchina della loro luminosità e lunghezza focale, anche se apparentemente macchinoso si è rivelato in pratica meno complicato del previsto. Nella F6 si possono memorizzare i dati di dieci diversi obiettivi. La nuova Nikon, ovviamente, non accetta gli obiettivi DX con cerchio di copertura per i sensori formato APS delle reflex digitali.
Un otturatore pensante. Una grande precisione di esposizione serve a poco se l'otturatore non è in grado di scattare su tempi rigorosamente precisi anch'essi. In questo l'otturatore della Nikon F6, molto innovativo, rappresenta un piccolo capolavoro di ingegneria meccanica ed elettronica. Le sue lamelle, a scorrimento verticale, sono infatti realizzate in kevlar e in una speciale lega di alluminio, che le rende robuste e leggerissime. L'inerzia dei movimenti è quindi ridotta al minimo, ma la cosa più interessante è che l'otturatore dispone di un dispositivo di autoverifica che controlla la precisione dei tempi di scatto (fino a 1/8000 sec, con sincro flash a 1/250 sec) e lo ricalibra se i tempi dovessero discostarsi dalla norma.
Nella F6 è stato riprogettato anche il meccanismo di bilanciamento dello specchio, riducendo i tempi di ribaltamento. Questo insieme di fattori fa sì che la macchina sia poco rumorosa, disponendo anche di un modo di avanzamento in sequenza "silenzioso", oltre a quelli di scatto continuo lento e veloce. Infine, come in ogni reflex professionale che si rispetti, lo specchio può essere sollevato preventivamente, per ridurre il rischio di vibrazioni allo scatto quando si usano tempi lunghi. Aggiungiamo anche che Nikon afferma di aver lavorato molto nell'ottimizzazione del funzionamento complessivo della meccanica, riducendo il numero dei componenti della macchina e gli attriti interni, il che porta anche ad un minore consumo di energia.
Controllo della luce lampo.
Con i nuovi lampeggiatori dedicati Nikon SB-800 e SB-600 la F6 è in grado di sfruttare il controllo dell'esposizione flash i-TTL, basato su una serie di pre-lampi ad intensità variabile che migliora la precisione dell'illuminazione di schiarita e in situazioni difficili, come quando l'elemento principale della scena è molto chiaro o molto scuro (tenendo conto anche della distanza del soggetto). Chi fa un uso intensivo della luce lampo apprezzerà la funzione chiamata Blocco-FV, attivabile con un pulsante immediatamente sotto l'obiettivo (pulsante che però si può programmare per altre funzioni, per esempio l'attivazione immediata della lettura spot quando non si usa il lampeggiatore). In pratica, effettuando una pre-lettura dell'esposizione con il lampeggiatore su un soggetto, questa può venire bloccata e l'emissione calcolata non cambierà anche se il fotografo modifica l'inquadratura della scena o varia l'escursione focale dell'obiettivo. Attraverso uno dei nuovi SB montati sulla slitta della fotocamera (che funziona da master) è inoltre possibile controllare senza fili fino a tre gruppi di lampeggiatori separati, compresi i singoli valori di compensazione.
Impressioni d'uso.
La F6 è una fotocamera estremamente bilanciata, pesante il giusto per una corretta stabilità e con un'ergonomia di pulsanti, comandi e ghiere ben studiata nel solco della recente disposizione Nikon. Chi è abituato alle reflex della marca si troverà subito a proprio agio, mentre i nuovi utenti dovranno studiarsi a fondo il corposo manuale (che non brilla però per chiarezza). Dovendo fare un altro appunto alla F6, questo va indirizzato al selettore del tipo di messa a fuoco (AF singolo o continuo e manuale), piccolo e in posizione un po' esposta al di sotto del pulsante di sblocco dell'obiettivo. Il vano pellicola, che si apre semplicemente estraendo il manettino di riavvolgimento, è molto curato. Il manettino, ovviamente, serve solo come dispositivo di emergenza (ma la sua presenza è rassicurante, perché l'operazione viene effettuata automaticamente al raggiungimento dell'ultimo fotogramma del caricatore, oppure anticipatamente mediante la pressione combinata di due pulsanti, di cui uno dotato di sicura.
Sarebbero tante le altre funzioni di questa reflex meritevoli di citazione, fra le quali insistiamo sulle estesissime possibilità di personalizzazione che tengono conto di qualsiasi possibile "desiderata" del professionista esperto. Ovviamente la F6 è in grado anche di effettuare esposizioni multiple, dispone di intervallometro, ha il controllo visivo della profondità di campo e la compensazione dell'esposizione (caratteristiche ovviamente scontate, a questi livelli di apparecchio) e di presa a dieci contatti per il collegamento di comandi a distanza, cavi per il funzionamento simultaneo di due apparecchi e altro.
Rimane l'interrogativo sul perché la casa giapponese abbia deciso di lanciarsi nell'avventura di una nuova ammiraglia a pellicola. La risposta più ovvia è che Nikon crede ancora nella fotografia tradizionale e ragionevolmente ritiene che ci possa essere un flusso di ritorno verso questo sistema di ripresa. Fra i fotografi che l'hanno avuta fra le mani, alcuni l'hanno infatti interpretata come "un segno di speranza". L'altra è che la macchina possa essere un laboratorio in cui sperimentare soluzioni tecnologiche legate alla meccanica più che all'elettronica, da sfruttare sulle reflex digitali. Staremo a vedere e vi terremo informati.
Reflex @ gennaio 2005
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