In prova
NIKON D700

di Michele Buonanni

Seconda solo alla D3, la nuova professionale Nikon D700 ha tutto quello che professionisti e fotoamatori possono desiderare.





Realizzare una reflex che possa accontentare le esigenze del fotografo professionista e, allo stesso tempo, essere anche appetibile per il fotoamatore, non è certo cosa facile. Si rischia di scontentare i primi con prestazioni non all’altezza ed anche i secondi con apparecchi troppo complicati e di prezzo elevato. Eppure in molti ci hanno provato, con alterne fortune. Nikon è indubbiamente una di quelle aziende che meglio hanno interpretato la soluzione della fotocamera a metà strada tra professione ed hobby evoluto; basta ricordare, senza andare troppo lontano, la reflex 35mm F100, una fotocamera che, nata per il fotoamatore evoluto è stata poi utilizzata largamente anche in campo professionale come rincalzo alle reflex più importanti ma anche pesanti ed ingombranti.
Ma in cosa differisce un apparecchio amatoriale da uno professionale. Al primo si chiedono ottime prestazioni, prezzo contenuto, accessibilità alle funzioni mentre, al secondo è richiesta una affidabilità e robustezza maggiori, la presenza di funzioni avanzate e connessioni particolari come ad esempio il collegamento per flash a cavo e la possibilità di impiegare tutti gli accessori del corredo fotografico del fabbricante in particolare quelli destinati ad usi specialistici come ad esempio la fotografia scientifica. Una ulteriore discriminante che ha diviso fino ad oggi la categoria delle amatoriali da quella delle professionali è la presenza, nelle prime del flash incorporato, assente invece nelle seconde.
Tale divisione è stata oggi superata dalla nuova Nikon D700, un apparecchio reflex digitale a metà strada tra la amatoriale Nikon D300 e la professionale Nikon D3, la quale pur essendo più vicina alle professionali ha, a bordo, un piccolo ma utile lampeggiatore elettronico, una soluzione che indubbiamente farà scuola per chi percorre e percorrerà questo settore del mercato.
Se, tra le reflex a pellicola 35mm le ibride a metà strada tra professionale e amatoriale evoluto sono sempre esistite altrettanto non si può dire in campo digitale. Solo Canon aveva rischiato, con la sua EOS 5D, un apparecchio nato tre anni fa e che è rimasto fino ad oggi unico nella sua categoria. D’altronde produrre un apparecchio di questa fascia è piuttosto complicato perché, come abbiamo già visto, le esigenze dei due gruppi di utenza sono numerose e si rischia di creare il solito prodotto né carne né pesce che alla fine scontenta tutti. Nikon, invece, sembra aver interpretato in modo magistrale sia l’esperienza fatta dalla Canon con la sua 5D sia le esigenze di professionisti e fotoamatori. Da un lato, la casa giapponese si è posta dei limiti di ingombro peso e soprattutto prezzo e dall’altra ha dotato la nuova nata di caratteristiche e funzioni che derivano direttamente da un modello top di gamma come la D3 che costa esattamente il doppio. L’obiettivo finale è quello di realizzare una reflex digitale che prenda il meglio dei due mondi senza avere troppe limitazioni nell’impiego: il fotoamatore troverà nella D700 un apparecchio estremamente completo ma accessibile e soprattutto non ingombrante offerto ad un prezzo che se non proprio alla portata di tutte le tasche (2490 euro solo corpo) è comunque decisamente più accessibile rispetto a quello di una professionale. Il professionista godrà degli stessi vantaggi di leggerezza e compattezza con prestazioni praticamente pari a quelle della sorella maggiore D3. Ma quali sono le differenze tra questi due apparecchi. In meno, rispetto alla D3, la D700 ha lo scatto a raffica di cinque fotogrammi al secondo contro gli otto dell’altra, un mirino che mostra il 95% dell’immagine totale registrata contro il 100% della sorella maggiore (ma anche della sorella minore D300…), un display monocromatico in meno, un singolo slot per scheda di memoria contro i due della D3, un otturatore meno longevo (150.000 scatti contro i 300.000 del modello superiore ed infine una batteria più piccola. Per contro ha anche qualcosa in più rispetto alla D3 ovvero il flash incorporato, un sistema di pulizia del sensore a vibrazioni e la possibilità di vedere anche durante la funzione Live View la livella elettronica. La parte elettronica è la stessa ovvero un sensore CMos a pieno formato da 12 megapixel coadiuvato da un processore d’immagine Expeed, la possibilità di utilizzare obiettivi per il formato minore APS-C con attivazione automatica della cornice nel mirino e riduzione della risoluzione massima a cinque megapixel. Rimangono anche le eccellenti possibilità operative che consistono in un autofocus a 51 punti in grado di identificare e tracciare soggetti lanciati a forte velocità, un sistema di esposizione Matrix di ultima generazione, tempi di reazione rapidissimi al momento dell’accensione e dello scatto, un display di elevata qualità con quasi un milione di pixel e raffinate funzioni come quella, ad esempio, che permette di affinare la messa a fuoco automatica e consente di memorizzarne le impostazioni per venti obiettivi.

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Reflex, settembre 2008