BIANCONERO:
Classico o digitale?

di Michele Buonanni, Giulio Forti

La tecnologia avanza ma il fascino della fotografia in bianconero rimane immutato. Però i nuovi strumenti tecnologici sono in grado di realizzare immagini bianconero di ottima qualità. Ecco a confronto le due tecnologie, quella tradizionale, chimica e quella digitale

La foto originale a colori

Il canale del blu

Il canale del verde

Il canale del rosso

Chiunque sia appassionato di fotografia ed abbia qualche annetto sulle spalle, immancabilmente alla parola bianconero associa il termine di camera oscura.
Una intera generazione di fotografi ha infatti passato le sue serate non davanti alla tv per vedere l'ennesima fiction (allora si chiamavano sceneggiati) ma in una stanza buia, preferibilmente il bagno di casa, illuminata fiocamente da una luce giallo-verde, alle prese tra bacinelle piene di liquido, carte sensibili e l'indispensabile ingranditore.
Tanta passione e tante ore spese per tirare fuori un paio di ingrandimenti 30x40cm con i quali partecipare ad un concorso oppure fare bella figura con gli amici. E di passione ce ne voleva proprio tanta. Una volta un lettore ci scrisse"...la mia camera oscura è nel bagno di casa, siamo in sei in famiglia e non riesco mai a completare una esposizione. Cosa devo fare?". I più fortunati invece disponevano di uno spazio fisso iper attrezzato, quello che in seguito sarebbe diventata la camera oscura Fine Art.
Il bianconero è ancora vivo e vegeto, specie nell'abito professionale dove è stato riscoperto come straordinario strumento di comunicazione nel linguaggio fotografico. E la camera oscura? "Chi ne ha più il tempo?" ci scrivono gli appassionati di oggi.
In questo scenario è però arrivato il digitale e con esso la possiibilità di realizzare mediante computer e stampante, anche immagini fotografiche in bianconero. Quali sono le sue possiiblità e potenzialità? Questo speciale, al quale dedichiamo buona parte di questo numero, certi che il bianconero sia ancor oggi un tema di grande interesse, vuole fare il punto della situazione sui metodi e le tecnologie, sia tradizionali sia digitali, per ottenere, oggi, immagini in bianconero. M.B.

IL METODO TRADIZIONALE
Fotografare in bianconero è un'esperienza che molti non hanno mai provato. Oggi con il digitale, questa è davvero a portata di mano ed a più livelli di complessità. Fatto sta che, con il digitale per ottenere una buona stampa bianconero non è più essenziale la camera oscura.
Ciò detto, non è possibile parlare di bianconero se non si conoscono i pilastri cui sui si basa la fotografia classica. Qui, in cinque punti, un brevissimo corso sul procedimento.

1. La pellicola.
Tutte le grandi case offrono una gamma di pellicole bianconero 35mm o 120 per il medio formato. Da molti anni, ormai, accanto alla classica pellicola da trattare nei bagni bianconero, alcune case come Ilford e Kodak, hanno introdotto sul mercato pellicole cromogeniche monocromatiche da 400 Iso. Vale a dire pellicole che producono un negativo bianconero con la tecnologia delle negative colore e che, quindi, possono essere sviluppate presso un qualunque minilab. La stampa da minilab è però il più delle volte deludente perché nessuno impiega per questo scopo la speciale carta bianconero che nessuno usa. Le stanpe standard, però, possonoessre considerate utili provini per scegliere cosa stampare in formati maggiori.
Queste pellicole hanno semplificato le cose a molti perché in questo modo viene superato il primo gradino del procedimento, quello dello sviluppo del film. La cosa è ancor più interessante oggi che, con uno scanner, è possibile ottenere un file digitale dal quale ottenere un ingrandimento con una stampante ink-jet fotografica.
Per gli appassionati della camera oscura classica, invece, la scelta varia tra le pellicole ad alta definizione da 100 Iso, le più sensibili da 400 e quelle da 1600 che consentono eccellenti risultati in luce scarsa.
2. L'esposizione.
A parte la composizione dell'immagine, la cosa più importante per poter ottenere una buona stampa bianconero sta nel controllo dell'esposizione. Le fotocamere reflex più recenti sono dotate di sistemi di misurazione dell'esposizione molto sofisticati costituiti da cellule che leggono su più punti dell'inquadratura e poi, in base ad una serie di calcoli predisposti in fabbrica, propongono la coppia tempo-diaframma "ideale".
Nella fotografia bianconero, assai più che non colori, il fotografo può controllare il risultato finale, ovvero l'andamento dei grigi che corrisponderanno alle varie componenti della scena. Senza arrivare a sistemi troppo sofisticati, ecco a cosa bisogna fare molta attenzione. Non tutti, ad esempio, sanno che gli esposimetri, incorporati e non, offrono una misurazione corretta (considerata l'intensità della luce e la sensibilità della pellicola) per quello che viene definito grigio medio, ovvero quel tono che riflette il 18% della luce che lo colpisce. Questo standard è stato stabilito per far sì che tutti gli esposimetri funzionino allo stesso modo. Capire questo dettaglio significa aver capito come si fotografa in bianconero.
In pratica succede che ogni esposimetro considererà qualunque superficie inquadrata come se fosse d'un grigio medio. Quindi, se la superficie ha effettivamente un tono medio, la stampa che si otterrà dopo aver sviluppato la pellicola in modo standard, apparirà grigio medio. Ma se la superficie fosse più chiara o più scura, l'esposimentro la considererebbe comunque come grigio medio e, come tale, proporrebbe la coppia tempo diaframma che considera ideale, ma che invece è sbagliata. Infatti, in stampa, una parete bianca apparirebbe grigio medio e lo stesso succederebbe alla parete nera. Il motivo è che la cellula avrà considerato queste due superfici come fossero d'un grigio medio molto illuminato nel primo caso e poco illuminato nel secondo.
Per ottenere il tono giusto, occorre una correzione. Così se fotografate un lenzuolo bianco dovrete aprire il diaframma di due o tre stop: in questo modo sul negativo il lenzuolo apparirà piuttosto annerito, così che in stampa apparirà d'un bel bianco brillante. Fate il contrario se fotografate un gatto nero su un cumulo di carbone.
Con il bianconero il migliore esposimetro è quello spot delle reflex, o quello separato a luce incidente. Una cosa molto importante è quella di saper trovare nella scena il soggetto che abbia un tono (anche un colore) rapportabile al valore medio: un prato verde intenso, una corteccia d'albero, oppure il cielo limpido quando è azzurro in primavera o autunno a metà mattinata. Misurando l'esposizione per il soggetto dal tono medio, tutti i toni più chiari e più scuri assumeranno in stampa la giusta gradazione di grigio. E ricordate due cose: che questa tecnica vale pure se fotografate a colori e che quando avete misurato il tono medio (per i più pignoli esistono degli speciali cartoncini standard come quelli di Perfect Photo), l'esposizione trovata sarà valida per tutti gli scatti che effettuerete posto che non cambino le condizioni di luce.
3. I filtri.
Hanno una importante funzione con il bianconero: quella di consentire al fotografo di controllare i toni di grigio nella stampa finale dei vari colori del soggetto. Il giallo chiaro dev'essere grigio chiaro, il blu deve apparire come un grigio scuro.
I filtri riducono il passaggio dei loro colori complementari. Così il filtro rosso che si usa per scurire il cielo e far risaltare le nuvole serve a ridurre il passaggio dei raggi blu del cielo, in modo tale che risultando le aree del cielo più trasparenti sul negativo, esse saranno belle dense sulla stampa. Così un filtro verde schiarisce il fogliame creando un miglior contrasto tra toni di verde più o meno intensi. Il giallo aiuta a mantenere un contrasto ideale, l'arancione ha più o meno lo stesso effetto del rosso, ma più attenuato.
La densità del filtro riduce il passaggio di luce per cui per ogni filtro occorre provvedere ad una correzione secondo quanto indicato dal fabbricante. Se la correzione è 2X occorrerà raddoppiare l'esposizione aprendo il diaframma di uno stop; se la correzione richiesta è 4X, occorrerà aprirlo di due stop.
4. Lo sviluppo.
Per sviluppare le pellicole bianconero in modo standard, c'è un solo modo serio, quello di seguire le istruzioni dei produttori. Avrete però bisogno di un orologio, una sviluppatrice, un termometro, dei chimici (sviluppo e fissaggio) e di acqua corrente. I chimici sono venduti sia in confezione in polvere che liquida. Nel primo caso occorre sciogliere la polvere nel quantitativo d'acqua ben calda indicato dal produttore, nel secondo si può usare il quantitativo necessario ad un singolo sviluppo. L'acqua del rubinetto se non è troppo ricca di calcio va bene, ma l'uso di un filtro contro le impurità è sempre consigliabile. Se è dura potete ricorrere all'acqua distillata o demineralizzata.
La sviluppatrice è una vaschetta a tenuta di luce nella quale si inserisce una spirale dove si è avvolta in spire la pellicola, il tutto al buio più assoluto. Per caricarla fate pratica con una pellicola scaduta.
Lo sviluppo standard si effettua con i bagni alla temperatura di 20°C per il tempo indicato dal produttore. Se usate pellicola Ilford e chimici Ilford, tutto sarà più facile. Durante lo sviluppo dovrete eseguire l'agitazione della sviluppatrice per consentire ai bagni di agire sulla pellicola in modo uniforme. La cosa si ottiene capovolgendo la vaschetta due volte ogni 30 secondi.
Al termine svuotate la sviluppatrice e versateci il fissaggio seguendo sempre le istruzioni per quanto riguarda la durata. Esistono fissaggi rapidi che in due o tre minuti risolvono la faccenda e quindi dopo aver versato via il fissaggio (che può essere riutilizzato), potrete iniziare il lavaggio per 20 - 30 minuti a seconda della temperatura dell'acqua. L'ideale è di collegare un tubo di plastica al rubinetto e inserirlo nella sviluppatrice.
Al termine un risciacquo finale in acqua distillata favorirà la brillantezza della pellicola e l'essiccamento che deve avvenire appendendola con una molletta ad un filo in un luogo senza polvere (il bagno è perfetto). Un piccolo peso terrà ben tesa la pellicola che si asciugherà in due o tre ore circa, ovvero quando toccando la coda in basso la sentirete liscia e non appiccicosa.
5. La stampa.
Vedere la propria fotografia che appare lentamente dalla bacinella dello sviluppo è la fase che dà più soddisfazione al fotografo. Stampare non è facilissimo perché rispetto allo sviluppo della pellicola le variabili sono maggiori, ma anche qui la cosa importante è di seguire due o tre regole base. Imparare, e poi perfezionarsi.
Ciò che serve è una stanza (il bagno) che possa essere perfettamente buia, un ingranditore (se ne trovano di ottimi usati a buon prezzo), due bacinelle di almeno 24x30cm, un contaminuti, una lampada di sicurezza, una vasca dove poter lavare le copie, un filo per appenderle ad asciugare o una superficie su cui stenderle. Quanto ai chimici solo il rivelatore è diverso da quello delle pellicole, il fissaggio (cioè lo sviluppo) è lo stesso. La carta sensibile ha diverse superfici, ma voi scegliete la lucida del tipo politenato che non richiede un lungo lavaggio. La carta è fornita in varie gradazioni per ottenere stampe più o meno morbide. Da anni però si preferisce la carta a gradazione variabile, un prodotto unico che varia il contrasto servendosi di filtri da porre sotto l'obiettivo dell'ingranditore. I formati sono molti, ma per comincare il 18x24cm è l'ideale.
Per ottenere una buona stampa occorre mantenere fissi due elementi: il tempo di sviluppo e la temperatura del rivelatore. In questo modo saprete che se la stampa appare troppo chiara, l'esposizione sotto l'ingranditore sarà stata troppo breve, se appare troppo scura sarà stata troppo lunga. Cercare di salvare una copia tirandola via dallo sviluppo perché annerisce troppo in fretta, è un errore. Quindi portate a termine il tempo necessario rovesciando con una certa continuità la copia nella bacinella dove avrete versato almeno tre litri di rivelatore.
Per evitare di sprecare carta con esposizioni sbagliate, tagliate in otto un foglio ed esponete uno dei pezzi, il provino, sulla parte più importante dell'immagine proiettata dal negativo sul piano dell'ingranditore. Prima, alla sola luce di sicurezza, l'avrete messa a fuoco sul dorso di una vecchia stampa, con il diaframma dell'obiettivo aperto. Poi chiuso il diaframma di due stop, spegnete la lampada dell'ingranditore, inserire il filtro rosso di sicurezza sotto l'obiettivo, accendete la lampada, centrate il provino sulla zona più interessante e, tolto il filtro di sicurezza, esponete per 10, 15 o 20 secondi accendendo e spegnendo la lampada. Dovrete andare per tentativi. Solo lo sviluppo vi dirà se l'esposizione è stata corretta. All'inizio dovete procedere con freddezza per capire il meccanismo prima di puntare ad ottenere un buon risultato. Per cui, una volta trovato il tempo giusto, stampate una copia intera.
Scoprirete che forse non è perfetta perché alcune aree possono essere troppo chiare o troppo scure. Se è così dovete modificare l'esposizione generale, oppure con lo stesso tempo se il soggetti principale va bene, proteggere con le mani (creando un cono d'ombra) le zone che si sono scurite troppo. Una tecnica che si chiama mascheratura.
Dopo lo sviluppo la copia va lavata in acqua corrente. Con le carte politenate il tempo è piuttosto breve, 5 - 10 minuti. Per l'asciugatura potete appendere la copia con una molletta dei panni ad un filo.
La stampa del bianconero è affascinante e appassionante, ma è impossibile poter dare tutti i suggerimenti necessari per aiutarvi a ottenere i migliori risultati in poche pagine. Però, se la cosa vi pare possibile e se vi tenta, potete approfondirla con uno dei nostri libri sull'argomento. Sì, se volete questa è vergognosa pubblicità, nemmeno tanto occulta. Tuttavia, sappiamo che è proprio dalla lettura di questi manuali che molti nostri lettori hanno raggiunto risultati eccellenti. Occorrerebbero troppi articoli (e troppo tempo) per potervi consentire di avere il panorama completo dello sviluppo e stampa bianconero.

G.F.

Una camera oscura tradizionale, attrezzata a puntino, comprende numerosi elementi, tutti importanti per il raggiungimento di un risultato finale di qualità. In questa immagine si vede, sullo sfondo, l'ingranditore contornato dai suoi accessori (marginatore, focometro, filtri per la stampa Multigrade e carta sensibile) mentre, in primo piano c'è la zona dei prodotti chimici.
Sotto, una delle più celebri pellicole per il bianconero è sicuramente la Kodak Tri-x Pan che esiste da cinquanta anni ed è ancor oggi molto valida.
La sviluppatrice, detta anche tank, serve a trattare la pellicola in luce ambiente.

IL METODO IBRIDO

Per realizzare un procedimento bianconero di qualità esiste una ulteriore strada, a metà tra quella tradizionale e quella digitale, un sistema che rappresenta il ponte ideale tra le due tecnologie dell'immagine. Tale procedimento ibrido consiste nel realizzare la prima parte dell'opera, ovvero la cattura dell'immagine, mediante il sistema convenzionale, la pellicola, ed effettuare la seconda parte con la tecnologia digitale ovvero con strumenti quali uno scanner, un computer ed una stampante a getto di inchiostro.
Quali sono i vantaggi del mettere in campo entrambe le tecnologie? Sicuramente la maggiore velocità del procedimento, un migliore controllo sul risultato finale ed anche la possibilità di fare a meno della camera oscura tradizionale con tutto ciò che comporta questa soluzione (spazio occupato, necessità di lavorare al buio, preparazione dei bagni chimici). Gli svantaggi sono quelli della necessità di possedere e saper utilizzare un'attrezzatura più complessa che va dalla tank di sviluppo pellicola fino alla stampante a getto di inchiostro. In compenso tale sistema consente di recuperare e digitalizzare tutto il materiale fotografico tradizionale già esistente. Possedendo uno scanner possiamo, infatti, trasformare in digitale le nostre vecchie immagini donando loro nuova vita. Ultimo ma non secondario aspetto è il fatto di lavorare a secco con attrezzature sempre pronte all'uso: se, quindi, il dover attrezzare la camera oscura tradizionale per una seduta di stampa ci può spaventare, accendere computer, scanner e stampante è cosa di un attimo e ci consente di lavorare ritagliandoci un'ora di tranquillità in qualsiasi momento senza dover oscurare stanze, preparare bagni di trattamento ed attivare l'ingranditore.

Cosa serve.
Per realizzare un procedimento bianconero ibrido occorre una parte di materiali tradizionali quali la pellicola ed un sistema di trattamento della stessa più tre indispensabili apparecchi digitali che sono uno scanner, un computer con un programma di fotoritocco ed una stampante a getto di inchiostro. Per quanto riguarda la parte tradizionale, i materiali sono quelli utilizzati anche nel procedimento classico che non prevede interventi digitali; come pellicola potremo scegliere quella che meglio si addice alle nostre esigenze di ripresa, trattata con un rivelatore che, come vedremo in seguito, è meglio non sia troppo aggressivo o troppo debole. A questo punto, una volta ottenuto un negativo ben bilanciato e pulito non resta che sottoporlo alla lettura digitale mediante uno scanner. Tale operazione trasformerà la nostra immagine in un file che viene memorizzato all'interno del computer e che può essere elaborato e stampato a piacimento.
Lo scanner può essere di due tipi, per pellicola oppure uno scanner piano per stampa con adattatore per leggere anche pellicole. Il primo tipo è ovviamente specialistico per la lettura di originali su pellicola ed offre risultati globalmente migliori in quanto a risoluzione, accuratezza tonale e, soprattutto, capacità di leggere le zone più dense del negativo e restituirle in modo equilibrato. Lo scanner piano, dovendo agire su due fronti ovvero due tipi diversi di originali quali possono essere stampe e pellicole, deve essere per forza di cose un compromesso anche se è vero che l'ultima generazione di questi apparecchi consente di ottenere risultati di ottimo livello senza dover sborsare cifre significative.
In linea di massima vale il principio che, chi vuole sostituire integralmente la camera oscura con un sistema digitale, è bene si orienti su uno scanner specializzato per la pellicola mentre chi pensa di utilizzare saltuariamente il metodo ibrido può anche rivolgersi ad un buon scanner piano con possibilità di lettura delle pellicole. Quest'ultima è anche una scelta pressoché obbligata per chi possiede negativi di medio o grande formato in quanto uno scanner specialistico per essi costa svariate migliaia di euro mentre uno scanner piano in grado di leggere questi formati costa anche meno di 400 euro ed i risultati, anche grazie alla qualità dei formati maggiori, sono di tutto rispetto.
Oltre a questo apparecchio serve anche un computer dotato di un buon software di elaborazione delle immagini, tramite il quale ottimizzare il risultato grezzo fornito dallo scanner, ed una stampante a getto di inchiostro di formato adeguato alle stampe che vogliamo ottenere.

La procedura standard.
Si tratta di un percorso che utilizza entrambe le tecnologie, quella chimica e quella digitale, al 50%. La prima fase è tutta chimica, dalla pellicola impiegata per registrare le immagini (una qualunque tra quelle a disposizione sul mercato) fino al suo trattamento. La fase di sviluppo di una pellicola negativa bianconero è ben più semplice rispetto alla fase di stampa all'ingranditore. Non serve una camera oscura (basta oscurare temporaneamente una stanza il tempo necessario a caricare la pellicola nella sviluppatrice) perché grazie alle tank di sviluppo è possibile eseguire tutte le fasi in piena luce in uno spazio grande come quello di un tavolinetto. Unici accessori indispensabili sono un termometro di precisione, qualche misurino, un imbuto ed un paio di mollette per biancheria che serviranno ad appendere, la pellicola trattata e lavata, ad un filo nel bagno di casa. Dopo la fase di trattamento (sviluppo, lavaggio intermedio, fissaggio e lavaggio finale) è bene far asciugare la pellicola in un posto il più possibile privo di polvere quale è, in teoria, il bagno di casa. Quanto ai chimici l'unica precauzione da adottare è quella di scegliere un rivelatore poco aggressivo ma anche non debole, il quale fornisca la giusta densità. I rivelatori aggressivi, nati per forzare la sensibilità delle emulsioni, immancabilmente forniscono negativi di elevata densità difficili poi da far leggere, in tutte le loro sfumature, agli scanner. Allo stesso modo, un rivelatore debole e finegranulante potrebbe fornire fotogrammi di bassa densità altrettanto difficili da gestire per uno scanner; meglio scegliere un rivelatore standard utilizzando la sensibilità nominale della emulsione ed accettando anche un po' di grana la quale dà sempre un tocco creativo alle immagini bianconero.
Ottenuto il nostro negativo si passa alla fase di scansione. Sia gli apparecchi nati esclusivamente per leggere le pellicole sia quelli piani dotati di un adattatore per pellicola hanno un driver di scansione che contempla la funzione di lettura di originali negativi in bianconero. Il file risultante sarà codificato in livelli di grigio e quindi occuperà circa un terzo di un file a colori codificato con il metodo RGB. Questo significa che potremo anche utilizzare risoluzioni elevate senza preoccuparci troppo del "peso" del file risultante; tanto per fare un esempio, utilizzando la risoluzione di scansione di 4000 punti per pollice, una delle più elevate oggi a disposizione, si ottiene un file a colori di oltre 40 megabyte ed un file bianconero di solo 13 megabyte. Bisogna tenere presente che, con tale risoluzione è possibile stampare un ingrandimento formato A3 (30x40cm) di eccellente qualità.
Nella fase di scansione occorre settare il driver affinché ci fornisca un risultato quanto più possibile equilibrato quanto a gamma tonale. Successivamente, con il software del computer, apporteremo le necessarie modifiche sia alla scala dei grigi sia alla nitidezza. In genere, però, i driver degli scanner dispongono di una soluzione automatizzata buona per la stragrande maggioranza dei negativi soprattutto se si tratta di fotogrammi ben bilanciati e della giusta densità.
Attenti poi ad evitare polvere e soprattutto graffi perché i vari sistemi antigraffio ed antipolvere presenti negli scanner più moderni, efficacissimi con le pellicole a colori, non funzionano nel caso di quelle in bianconero.
Ottenuta la nostra scansione provvederemo, con il software di fotoritocco, ad ottenere l'equilibrio tonale desiderato agendo prima sui controlli più semplici come quelli di contrasto e luminosità e poi su regolazioni più fini come ad esempio quella Luci/ombre di Adobe Photoshop che consente di controllare meglio la gamma tonale della foto aprendo le ombre ed attenuando le alte luci: ogni programma di fotoelaborazione consente un controllo abbastanza completo delle caratteristiche di una foto anche se le opzioni disponibili per il bianconero sono in numero inferiore rispetto a quelle destinate alle foto a colori.
La fase di stampa è in tutto e per tutto identica a quella della quale abbiamo già parlato nel procedimento tutto digitale, con l'immediato vantaggio che la maggiore risoluzione di una foto letta allo scanner rispetto ad una generata da un apparecchio fotografico consente ingrandimenti di dimensioni maggiori.

Il procedimento per i pigri.
Non avete voglia di trafficare con tank di sviluppo, rivelatori, fissaggi e termometri ma volete lo stesso avvalervi della qualità della pellicola per le vostre immagini bianconero? Una soluzione c'è e si chiama pellicola bianconero a sviluppo cromogeno. In pratica si tratta di emulsioni bianconero che vanno sviluppate nei bagni colore a standard C-41, quelli comunemente utilizzati per le negative colore. Qualunque laboratorio di trattamento è in grado di trattare anche le speciali pellicole cromogeniche fornendoci, in meno di un'ora, un negativo bianconero perfettamente stampabile. Questa soluzione taglia via tutto il lavoro di trattamento che, se da un lato è appagante dall'altro comporta diverse complicazioni prima tra tutte la disponibilità di bagni di trattamento freschi.
Le pellicole bianconero a sviluppo cromogeno esistono da parecchio tempo; celeberrima è la Ilford XP2 alla quale si è aggiunta in tempi più recenti una gamma di prodotti della Kodak. Attualmente la più diffusa di queste emulsioni è proprio la Kodak CN Professional che, a fronte di una sensibilità di 400 Iso, offre negativi di straordinaria finezza di grana ed ottima gamma tonale sia nel formato 35mm che nel medio formato.
Le pellicole bianconero a sviluppo cromogeno possono quindi essere vantaggiosamente utilizzate con gli scanner per ottenere immagini di qualità senza doversi complicare la vita con il trattamento della pellicola.

Conclusioni.
La soluzione ibrida è sicuramente la più interessante per chi si è disfatto della vecchia camera oscura oppure l'ha relegata in cantina e non ha più, in casa, lo spazio da dedicare ad essa ma vuole ancor sfruttare le potenzialità della pellicola. Senza contare che, lavorando con pellicola è possibile archiviare agevolmente le foto con la possibilità, un domani (non si sa mai…) di tirare fuori dalla naftalina il vecchio ingranditore e cimentarsi nuovamente con la magia della camera oscura. In pratica il sistema ibrido chimico-digitale salva entrambe le tecnologie prendendo il meglio di esse. La pellicola bianconero ha ancora una riserva straordinaria di qualità mentre la tecnologia digitale consente di effettuare stampe con la massima semplicità e con attrezzature, un computer ed una stampante, sempre più presenti nelle nostre case.

M.B.

Reflex © agosto 2004