SCOPRIAMO IL FORO STENOPEICO
di Marco Bastianelli
In inglese si chiama pinhole camera, in italiano apparecchio a foro stenopeico. Di cosa si tratta? Del sistema più semplice per ottenere immagini. Ecco come divertirsi con un forellino piccolissimo.
Diciamo la verità: il nome è sicuramente fuorviante. Se leggiamo Pinhole camera crediamo che si tratti di un apparecchio strano. Non ci aiuta nemmeno l'italianizzazione in apparecchio fotografico a foro stenopeico, difficile tanto da leggere quanto da pronunciare. Un arcano che va svelato invece in tutta la sua imbarazzante semplicità. Dunque, sgombriamo la mente da pensieri complessi: un apparecchio a foro stenopeico (o, appunto, pinhole camera) è lo strumento più elementare per formare immagini fotografiche. Il nome deriva dal greco: stenos opaios che significa dotato di un piccolo foro e la realizzazione di questo scatolotto con il piccolo foro discende direttamente dalle camere oscure usate tra il XVI e il XIX secolo dai pittori come ausilio per rendere correttamente la prospettiva nei loro disegni. Al posto dell'obiettivo, l'apparecchio ha un minuscolo forellino che lascia entrare la luce: l'immagine si forma non per miracolo, ma perché i raggi luminosi passano attraverso il forellino in linea retta. L'angolo di campo è determinato dalla distanza tra il forellino e la pellicola, mentre le dimensioni dell'immagine del soggetto, per un apparecchio di un dato formato, sono determinate dalla distanza tra il forellino ed il soggetto stesso.
Ovviamente l'immagine non può essere nitida così come potrebbe essere quella fornita da un obiettivo, però tutti gli oggetti compresi nell'angolo di campo vengono resi con un uguale grado di nitidezza. Questo significa che un apparecchio a foro stenopeico ha una profondità di campo praticamente illimitata. Data la piccolissima dimensione del foro, l'esposizione necessaria è in genere molto lunga, a volte anche per qualche minuto. Questo significa che occorre utilizzare assolutamente un buon treppiedi. Due, quindi gli accorgimenti da tenere sempre a mente: le fotografie che realizzeremo non avranno molta nitidezza e dovremo sempre utilizzare il cavalletto. Però, in compenso, l'altra faccia della medaglia, ci mostrerà immagini con una elevata morbidezza di dettagli ed una estrema profondità di campo. Ovviamente sarà anche opportuno scegliere soggetti che si prestino alle esposizioni non certo brevi.
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PRINCIPI DEL FORO STENOPEICO

- La luce proveniente dai diversi punti del soggetto compie tragitti rettilinei verso lo schermo di visione o la pellicola. Non si forma immagine perché la luce proveniente da un punto cade su ogni punto della pellicola e subisce l'interferenza della luce proveniente da tutti gli altri punti del soggetto, con effetto di annullamento reciproco.
- Un elemento frontale con un piccolo foro limita la luce che raggiunge la pellicola a un singolo tragitto da ciascun punto del soggetto: i tragitti da altri punti sono ad angolazioni differenti e quindi non c'è interferenza. Si forma un'immagine perché c'è sostanzialmente una corrispondenza punto per punto fra il soggetto e l'immagine stessa. Poiché i tragitti sono rettilinei, l'immagine è capovolta.
- Se l'elemento frontale fosse infinitamente sottile ed il foro infinitamente piccolo, ogni tragitto sarebbe limitato ad un singolo raggio luminoso e l'immagine sarebbe perfettamente nitida, salvo per l'effetto di diffrazione.
- Il diametro effettivo del foro lascia passare un fascio di raggi luminosi proveniente da ogni punto del soggetto. Poiché i raggi divergono, i punti del soggetto vengono resi nell'immagine come piccoli circoli, il che riduce la nitidezza. Diminuendo il diametro del foro, si aumenterà la nitidezza, ma si renderà necessario un forte aumento del tempo di esposizione perché si ridurrà anche la luce che forma l'immagine.
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IL TAPPO CON IL BUCO: L'OBIETTIVO REALIZZIAMOLO NOI
Per chi volesse realizzare in proprio un foro stenopeico, ecco tutte le indicazioni necessarie. Se il principio ottico secondo il quale funziona un foro stenopeico non è affatto intuitivo, ben diverso è il discorso che riguarda la sua realizzazione. In teoria, un foro stenopeico, per funzionare alla perfezione, dovrebbe essere piccolo, preciso e senza sbavature. In pratica si può arrivare molto vicini a questa esigenza, anche lavorando in casa, a patto di procedere con calma e un po' di attenzione. Ciò che occorre è alla portata di tutti, per cui chi volesse cimentarsi nella realizzazione di un foro stenopeico perfettamente funzionante, ecco la procedura.
Si parte da un pezzetto di lamina di alluminio: allo scopo può andare benissimo il lamierino di una lattina (birra, aranciata ecc.). Per questa applicazione basterà un pezzetto di alluminio di 3x3cm. Il riquadro di alluminio va appoggiato su un cartoncino piuttosto spesso; quindi con la punta di una biro, al centro, si premerà fino a determinare un piccolo avvalamento. A questo punto, sempre mantenendo il nostro pezzetto di lamierino rivolto verso il basso, passeremo delicatamente la parte inferiore dell'avvalamento su un pezzetto di carta smeriglio molto fina. In questo modo consumeremo un poco la sommità dell'avvalamento che avremo provocato per mezzo della punta della biro. Reso più sottile il lamierino nel punto desiderato, non rimarrà che forarlo per mezzo della punta di un ago da cucito.
Se il foro stenopeico sarà usato su una fotocamera 35mm, il suo diametro ottimale dovrebbe essere circa 0,2mm. Ma l'esperienza pratica ci ha fatto constatare che è meglio usare un foro leggermente più grande, di circa 0, 3mm. Per cui, al momento della realizzazione, basta che la punta dell'ago fori appena il lamierino. Ma vista l'economicità del materiale da cui si parte e la semplicità della procedura usata per realizzare il foro, conviene fare più di un esperimento. In seguito, servendoci di un lentino o di un 50mm rovesciato, cercheremo di constatare qual è il foro meglio riuscito e che utilizzeremo per i nostri esperimenti. Ora non rimarrà che annerire la parte interna del lamierino, quella rivolta verso la pellicola e fissarlo all'interno di un tappo in plastica che avremo preventivamente forato al centro con un trapano. Chiunque possieda una fotocamera 35mm sa che è possibile reperire con un certa facilità e per poche migliaia di lire un tappo corpo macchina. Questo piccolo accessorio potrà essere sacrificato per le riprese che intendiamo effettuare e rappresenterà l'unica spesa che dovremo affrontare per la nostra realizzazione casalinga.
Per quanto riguarda l'esposizione necessaria per le riprese con il foro stenopeico, ci sarebbero pure dei calcoli teorici da fare per stabilirla con una certa attendibilità. Si può infatti arrivare a determinare il diaframma effettivo del nostro foro stenopeico, come ad esempio f/128 o f/180, ma dal momento che poi c'è da tener conto del fattore di reciprocità della pellicola (ciò a causa alle lunghe esposizioni necessarie), la cosa migliore è procedere per mezzo di qualche prova empirica. Ecco, in basso, una tabella indicativa alla quale potete riferirvi. Quei valori sono comprensivi del difetto di reciprocità delle pellicole, ma è logico che si tratta di valori approssimativi che ciascuno poi dovrà adattare alla propria pellicola e attrezzatura. In questo senso la tecnica del bracketing è molto utile e consigliabile per arrivare prima a risultati ottimali.

C'è da dire, inoltre, che tante fotocamere automatiche possiedono un sistema di lettura esposimetrica molto preciso, al punto tale da determinare automaticamente l'esposizione ottimale, sul piano pellicola, anche con un foro stenopeico. In questi casi, dunque, non serve neppure fare calcoli o preoccuparsi di quello che potrebbe essere il tempo di esposizione ottimale.
Michele Marinucci
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TAPPO STENOPEICO
Tra le varie soluzioni per affrontare la fotografia senza obiettivo si può scegliere quella del tappo con il forellino. Di cosa si tratta? Semplice: montare sul bocchettone portaottiche della nostra reflex invece dell'obiettivo il tappo stenopeico.Si può realizzare da soli (proprio come ci suggerisce nella pagina precedente Michele Marinucci), oppure acquistarlo già pronto per l'uso. In questo secondo caso si tratta quindi di speciali tappi con al centro il forellino che funge da obiettivo, forellino realizzato con la precisione del laser. Sono in commercio undici tipi differenti di tappi, realizzata dalla statunitense Kevin Finney, tutti importati e distribuiti dalla Manfrotto Trading. Noi abbiamo utilizzato il Pinhole body cup per la Canon FD (il cui prezzo al pubblico è di 115.000 lire) e il Pinhole body cup per Leica M (il cui prezzo è di 178.000 lire).
Ecco, comunque, l'elenco completo degli 11 fori pinhole con il relativo numero di codice:
Tappo per Leica M, corrisponde ad un obiettivo di circa 30mm (cod. PY2130)
Tappo per Nikon F, corrisponde ad un obiettivo di circa 50mm (cod. PY2110)
Tappo per Canon FD, corrisponde ad un obiettivo di circa 50mm (cod. PY2120)
Tappo per Canon EOS, corrisponde ad un obiettivo di circa 50mm (cod. PY2115)
Tappo per Pentax K, corrisponde ad un obiettivo di circa 50mm (cod. PY2125)
Tappo per Contax/Yashica, corrisponde ad un obiettivo di circa 50mm (cod. PY2145)
Tappo per Olympus, corrisponde ad un obiettivo di circa 50mm (cod. PY2135)
Tappo per Minolta MD, corrisponde ad un obiettivo di circa 50mm (cod. PY2150)
Tappo per Minolta Dynax, corrisponde ad un obiettivo di circa 50mm (cod. PY2140)
Tappo per Mamiya 645, corrisponde ad un obiettivo di circa 70mm (cod. PY2200)
Tappo per Pentax 67, corrisponde ad un obiettivo di circa 85mm (cod. PY2220)
Per maggiori informazioni si può contattare direttamente la Manfrotto Trading, Via Livinallongo 3, 20139 Milano, tel. 02 5697041, fax 02 5393954, Internet: www. manfrotto.it.
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OLPE & BUSSIEK: LA STENOPEICA TUTTA DI... CARTONE
Per chi ama il fai-da-te e vuole costruirsi una vera e propria fotocamera stenopeica in cartone, ecco la soluzione: l'apparecchio 6x9cm Olpe & Bussiek. Questa autentica pinhole camera è contenuta in una bella scatola di cartone. Aprendola, all'interno, si trovano una serie di cartoncini sagomati tutti da assemblare (oltre ad un'emulsione bianconero Agfapan APX 400 Iso). Non occorrono forbici, taglierine, righelli, ma solo un po' di pazienza e un tubetto di colla. Con i pezzetti di cartone da unire ed incollare, viene fornito il libretto delle istruzioni, con testi in inglese, francese e tedesco, molti disegni esplicativi. Diciamo subito che la costruzione è facile, ma non semplicissima come apparentemente si potrebbe supporre. Comunque, basta un po' di pazienza e seguire pedissequamente i disegni illustrativi ed il gioco è fatto. Le varie parti si devono incollare tra loro e quindi per utilizzare questa fotocamera a foro stenopeico occorrerà aspettare che le varie parti siano incollate saldamente. Noi, ad esempio, abbiamo atteso ventiquattro ore prima di assemblare totalmente la nostra pinhole di cartone.

Tecnicamente parlando, otteniamo una fotocamera a foro stenopeico che utilizza pellicola 120 (formato 6x9cm) con la quale realizziamo 8 immagini.
Si può utilizzare pellicola bianconero o a colori. L'apparecchio non ha mirino, sul retro c'è solo un forellino per il contafotogrammi. L'angolo di visione è di 72° orizzontale e 49° verticale (80° in diagonale).
L'obiettivo è un forellino (0,3mm ottenuti con il laser) che corrisponde ad un 65mm. Il tempo d'esposizione consigliato è di 2 secondi con la luce del sole ed una pellicola da 400 Iso.
Le dimensioni sono di 17x8x8cm. L'apparecchio è stato disegnato nel 1997 da Lorelei Grazier, sotto le precise istruzioni di Peter Olpe, alla Basel School of Design in Svizzera. Dunque, può essere un'idea regalo davvero unica ed intelligente.
Ed allora, come fare per entrare in possesso di questo divertente apparecchio fotografico fai-da-te? Semplice: in Italia è importato e distribuito da Manfrotto Trading, Via Livinallongo 3, 20139 Milano, tel. 02 5697041.
Il prezzo? 132.000 lire.

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PROVA PRATICA DI RIPRESA: FOTOCAMERA PINHOLE CONTRO FORI STENOPEICI
In questa serie di riprese abbiamo giocato con differenti apparecchi stenopeici.
Qui a sinistra, le immagini ottenute con la fotocamera fai-da-te Olpe & Bussiek 6x9cm., pellicola formato 120, negativo colore 400 Iso. Esposizione di 2 secondi. La prima serie di scatti è stata sullo stesso soggetto e, come si può vedere, il formato maggiore del negativo fornisce una fotografia migliore del classico 24x36mm.

Sempre a sinistra, una ripresa realizzata con la Olpe & Bussiek appoggiata sopra il tettuccio della automobile (ed è il bianco che si vede in primo piano). Anche in questo caso l'esposizione è stata di 2 secondi. L'inquadratura è stimata, poiché la fotocamera è priva di mirino.
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© REFLEX Agosto 2000
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