LE RIFLESSIONI
PIÙ ISTRUTTIVE

di Claudio Cerquetti

Ogni ritratto fotografico porta con sè una serie di insospettabili informazioni sulla tecnica con cui è stato realizzato.
A patto che il soggetto ripreso abbia mantenuto gli occhi bene aperti...


Sopra: un bank, accessorio impiegato per ottenere un’illuminazione diffusa con ombre tenui e sfumate.


Sopra: il riflesso nella cornea della modella mostra nitidamente la sagoma dei due ombrelli diffusori impiegati per ammorbidire la luce emessa da due flash da studio.

In questa foto (sotto) realizzata da Roberto Rocchi è possibile verificare come il fotografo abbia disposto le luci attorno alla modella.
In questo caso si tratta di due bank disposti lateralmente al volto più una serie di luci piazzate sullo sfondo.
Ovviamente gli effetti di queste ultime non sono visibili negli occhi della modella in quanto posti alle spalle delle superfici riflettenti degli occhi.



Attenzione: dopo la lettura di questo articolo gli occhioni di affascinanti modelle riprese in primo piano ci comunicheranno qualcosa in più del solito messaggio falso-seducente che dovrebbe spingerci all’acquisto del bene di turno. E dalle pagine dei rotocalchi i fotografi guarderanno noi lettori, e i loro studi di posa ci appariranno finalmente senza segreti. Ma com’è possibile un simil prodigio? Facile: basterà scrutare le pagine cartacee con occhi nuovi e l’arcano sarà immantinente svelato. Scherzi a parte, lo sapevate che studiare i riflessi presenti negli occhi dei soggetti ritratti, osservando una stampa, una diapositiva o, ancora, una buona riproduzione tipografica, è un ottimo stratagemma per scoprire come il fotografo ha disposto le fonti di illuminazione all’atto della ripresa originaria? Osservare le luci riflesse negli occhi di un soggetto - infatti - può essere stimolante, istruttivo e creare lo spunto per interessanti scoperte.
In questo articolo, tratto da un mio libro sui segreti della luce in fotografia ed integrato da nuove immagini, voglio puntualizzare l’importanza dell’analisi dei risultati, propri e degli altri fotografi, al fine di ottenere immagini sempre migliori.

Il riflesso che insegna. Nelle fotografie particolarmente nitide oppure stampate in grande formato, i riflessi oculari di un volto ritratto permettono di identificare il tipo di attrezzatura usata dal fotografo e la posizione delle varie fonti di irradiazione rispetto al soggetto. In alcuni casi l’effetto è così preciso che si possono anche valutare le differenze di intensità dei vari punti luce. Guardare per credere. E’ ovvio, comunque, che fornisce molti più indizi una copia del National Geographic che l’ennesimo settimanale sui Vip in vacanza: per valutare bene i dettagli la qualità di stampa tipografica è fondamentale.
Prima di analizzare i diversi effetti vediamo prima di tutto quali sono gli elementi che riusciremo a scorgere negli occhi del soggetto o meglio, riflessi sulla superficie della sua cornea.

In studio: ombrelli e bank. Gli ombrelli servono per ammorbidire e diffondere la luce emessa e si applicano sui flash (o sugli illuminatori da studio) collegandoli ad un piccolo innesto, a vite oppure a baionetta. Grazie alla loro costruzione, questi accessori sono ideali per un agevole trasporto: quando vengono chiusi, infatti, occupano uno spazio veramente minimo. Esistono ombrelli di colore bianco, argento, oppure oro da impiegarsi a seconda della qualità e del colore della luce che si vuole ottenere.
Il bank, invece, è un accessorio che si collega alla parabola della sorgente di illuminazione e serve per diffondere e ammorbidire la luce emessa. In pratica si tratta di una grossa scatola con le pareti interne argentate ad eccezione di quella frontale, traslucida, attraverso cui passa la luce, e di quella posteriore munita di collegamento per il corpo dell’illuminatore.

A differenza degli ombrelli, i bank proiettano un riflesso più gradevole sulle superfici lucide, e sono disponibili anche in dimensioni molto elevate, necessarie per illuminare soggetti molto grandi (si pensi ad esempio alla fotografia in studio di un’automobile). I bank più grandi possono anche essere alti come una persona e, nel campo del ritratto, possono essere impiegati per le riprese del soggetto a figura intera. Esistono anche speciali bank aerei da collegare ad un sistema di carrucole motorizzate connesse al soffitto dello studio e telecomandabili. Sono utili nello still life professionale perché permettono aggiustamenti rapidi e precisi dell’inclinazione della luce senza spostarsi dal punto di ripresa.
Nella pratica, ombrelli e bank sono spesso usati contemporaneamente: gli ombrelli forniscono, e reciprocamente compensano, l’illuminazione laterale; il bank, se posizionato superiormente al soggetto, fa cadere la luce dall’alto. In tal modo, spesso, si ottiene un totale annegamento del soggetto nella luce, con un’assoluta assenza di ombre nette.
Uno sguardo agli ombrelli. Osservando una fotografia di ritratto in primo piano riprodotta su una qualsiasi pubblicazione, si può scoprire la disposizione delle luci intorno al soggetto al momento dello scatto: il riflesso prodotto dagli ombrelli diffusori, in particolare, risulterà decisamente riconoscibile, sia come forma che come colore. Per illuminare l’immagine riprodotta in basso nella pagina precedente, sono stati impiegati due flash posti a 45° rispetto al soggetto: in questo caso il riflesso rivelatore è tanto preciso da far distinguere la diversa regolazione di potenza di entrambi flash: il primo di essi, posizionato sul lato destro, era infatti regolato a piena intensità mentre l’altro, sulla sinistra, era stato impostato a mezza potenza.

Il bank riflesso. Uno dei tanti modi per illuminare un ritratto è la luce morbida laterale. In fotografia professionale questo tipo di illuminazione è ottenuto di solito con un diffusore bank, accessorio generalmente di forma quadrata o rettangolare, il cui riflesso negli occhi del soggetto risulta riconoscibile con estrema facilità. Un’analisi di questo tipo può essere utile e divertente per il fotoamatore alle prime armi. Il professionista esperto sarà comunque in grado di riconoscere immediatamente la posizione e il tipo di luci impiegate osservando una fotografia, anche quando i riflessi negli occhi del soggetto non dovessero risultare visibili (oppure ritoccati utilizzando un qualsiasi software dedicato).
In esterni: il sole e il paesaggio. In esterni, le informazioni che riusciremo ad ottenere dai riflessi negli occhi sono di ordine più limitato rispetto a quanto avvenga nelle riprese in interni. Ciò accade sia per la natura delle sorgenti luminose che dalla distanza alla quale si trovano dalla superficie riflettente e che rende gli elementi visibili mescolati fra loro e pressochè indistinguibili. La sorgente, poi, generalmente il sole, si presenta come un riflesso puntiforme del tutto simile a quello prodotto da un flash posto sul pentaprisma della fotocamera o incorporato in una macchina compatta. La differenza qualitativa fra sole e flash, ovviamente, oltre che dalle caratteristiche generali dell’illuminazione (in esterni un volto è anche rischiarato dal riflesso del cielo e del terreno) include l’eventuale presenza di un paesaggio - più o meno sfocato - visibile sullo sfondo della foto.

Il riflesso puntiforme del sole, quindi, risulterà ben visibile e, anche in base al quadrante in cui si troverà il riflesso, si potrà stabilire se la foto è stata scattata con il sole alto o frontale/laterale. Con l’astro perpendicolare il riflesso potrà non essere visibile in quanto occultato dall’ombra dell’arcata sopracciliare, ma in questo caso un’ombra rivelatrice, sotto il naso, svelerà la posizione del sole rispetto al volto.

Fill-in e occhi rossi. Un caso particolare riguarda l’eventualità che il ritratto sia stato realizzato in controluce diretto, e che quindi appaia come una sagoma che risalta contro un cielo luminoso e la capigliatura ben evidente in quanto illuminata per parziale trasparenza. In questo caso il secondo piano risulterà rischiarato in modo pressochè uniforme, mentre l’occhio del soggetto presenterà due tipi di riflesso: intenso punto luce centrale, qualora il flash sia posto accanto all’obiettivo, oppure laterale se l’accessorio sia stato separato dalla fotocamera ed abbia illuminato il volto da un lato.
L’effetto occhi rossi, ossia l’illuminazione della retina che si verifica quando una fonte di luce pressochè coassiale con il punto di vista raggiunge il fondo fotosensibile dell’occhio, di giorno risulterà irrilevante. Il fenomeno accade spesso quando si fotografa con flash in condizioni di illuminazione ambientale preesistente piuttosto scarsa: in queste condizioni la pupilla, il foro centrale posto nell’ride, è tutta aperta (proprio come il diaframma dell’obiettivo) e favorisce il passaggio della luce lampo. In esterni e di giorno il fenomeno non si verifica mai in quanto la pupilla è troppo chiusa per consentire il passaggio della luce flash e la conseguente illuminazione della rossa retina.

Provateci anche voi. Cos’altro dire? Non posso che invitarvi ad osservare le fotografie altrui con occhi nuovi, considerandole come vere e proprie finestre su uno studio fotografico che, visibile più o meno nitidamente negli occhi dei soggetti ripresi, potrà fornire interessanti indizi sulla tecnica con cui sono state scattate le foto. Ma attenzione a non concentrarvi troppo, potrebbero prendervi per tanti mister magoo che hanno dimenticato gli occhiali...

Pubblicato su REFLEX di marzo 2003