Paesaggio:
quale dia?

di Giorgio Carpi

Chi fa fotografia di paesaggio, molto spesso cerca di fissare le sue immagini su un supporto della migliore qualità possibile. Ma la scelta della “migliore pellicola” è cosa tutt’altro che facile. Tra l’altro, chiedendo consigli in giro, si può scoprire che esistono opinioni molto diverse, ciascuna sorretta da solidi argomenti e tanta convinzione. Come fare allora a scegliere in modo più oggettivo, con cognizione di causa, la pellicola giusta per noi? Semplice. Basta disporre di un certo numero di corpi macchina con lo stesso innesto obiettivo, caricare ciascuno con una pellicola diversa, e... via a scattare. Facile, no? Tanto più che le pellicole generalmente giudicate come le più adatte alla fotografia di paesaggio, sono in fondo “almeno” queste quattro...
Le pellicole.

Fuji Velvia:
è un’emulsione di bassa sensibilità, 50 ISO, nota per la sua grande saturazione cromatica e per la nitidezza. E’ diventata la più classica pellicola da paesaggio di oggi, i suoi colori sono quelli che vediamo nella stragrande maggioranza delle immagini dei fotografi di natura professionisti.

Fuji Provia 100F: media sensibilità, 100 ISO, anch’essa molto satura, ha i suoi punti di forza nella grana, più fine di quella della Velvia, e nella relativa tolleranza per gli errori di esposizione.

Kodak Ektachrome 100VS: anch’essa 100 ISO, fa della saturazione di colore il suo cavallo di battaglia. E’ l’ultima nata tra le pellicole professionali Kodak di media sensibilità

Kodak Kodachrome 64 Professional: 64 ISO, colori naturali e nitidezza da riferimento. Sul mercato da decenni, ha una struttura diversa da tutte le altre pellicole diapositive in quanto non contiene i coloranti, che vengono aggiunti in fase di sviluppo.
Una precisazione, forse inutile: il Kodachrome, per quanto detto sopra, va sviluppato secondo un suo specifico trattamento. Kodak ha concesso l’uso di tale trattamento a laboratori indipendenti solo dove costretta da organismi di controllo del mercato (antitrust) particolarmente rigorosi, vedi USA e Giappone. Nel resto del mondo, il Kodachrome va affidato per lo sviluppo solo a laboratori Kodak. Un tempo ne esisteva uno a Cinisello Balsamo (MI); ora le pellicole Italiane, una volta consegnate alla rete Kodak, vengono sviluppate in Svizzera. Tutte le altre pellicole per dia, comprese le altre tre della nostra prova, possono essere sviluppate nei bagni denominati “E-6” presso qualunque laboratorio privato.

Il test

L’idea era quella di riprendere alcuni soggetti nelle medesime condizioni di luce verificando le diferenze di resa tra le diverse pellicole esposte per la sensibilità nominale e per sensibilità variate di più o meno 1/2 stop. Niente di scientifico, ovviamente; non condizioni controllate in laboratorio, ma un test pratico, sul campo, che permettesse di paragonare i risultati offerti dalle diverse pellicole nell’uso normale e quotidiano di un fotografo di paesaggio. Così, lo scorso Autunno, ho caricato quattro corpi macchina con pellicole diverse e sono uscito a fare fotografie.
Condizione irrinunciabile era quella di una assoluta parità di condizioni tra le diverse pellicole. Sembra poco, ma riflettendoci... va bene usare lo stesso obiettivo, ma come la mettiamo con la luce? Già, perché la luce deve restare la stessa per tutte le esposizioni. Quattro pellicole, tre scatti ciascuna... fanno dodici scatti per ogni soggetto. Quindi, per forza, occorre scattare nelle ore centrali della giornata, quando il Sole è più alto ed il suo spostamento ha meno effetto sull’illuminazione. Oppure, subito dopo il tramonto, per verificare la resa in quella particolare condizione, quando la luce varia in modo abbastanza lento. Certamente la cosa sarebbe stata più semplice con fotocamere moderne dotate di bracketing automatico, ma io amo usare le classiche fotocamere manuali, così... peggio per me.
In linea di massima, ho cercato di usare teleobiettivi dotati di attacco per il cavalletto, lasciandoli fissati alla testa a sfera e scambiando i corpi macchina. Questo non solo per ottenere sempre esattamente la stessa inquadratura, ma anche per non dover perdere tempo ogni volta per correggere la posizione della fotocamera sulla testa del cavalletto.
Ho misurato l’esposizione usando uno solo dei corpi macchina, ed ho calcolato le variazioni necessarie per le diverse sensibilità delle pellicole. In questo modo, le immagini non hanno risentito dei diversi sistemi di misurazione adottati sulle Nikon F3 ed FM2n che uso.

I risultati

Anzitutto, una parola sulla sensibilità. Provia 100F ed Ektachrome E100VS dichiarano entrambe 100 ISO, ma la Provia in questo test ha fornito i risultati migliori se esposta per la sensibilità nominale; mentre l’Ektachrome mostra una densità analoga se sottoesposta di 1/2 stop. Attenzione, però. La Provia F tollera bene le piccole varizioni di esposizione che ho provato, fornendo sempre immagini abbastanza sature e colori gradevoli. La Ektachrome, invece, mostra una tolleranza più ristretta ed in particolare non gradisce la sovraesposizione, che può determinare colori slavati; mentre se sottoesposta mostra una estrema saturazione dei colori.
La Velvia si comporta da vera 50 ISO ed è anche molto contrastata; richiede un’esposizione accorta se il soggetto presenta parti in ombra. Viceversa, se il soggetto è illuminato uniformemente, un pò di sottoesposizione fa risaltare i colori in maniera esplosiva.
Il Kodachrome 64 può essere aiutato con una leggera sottoesposizione per ottenere colori più saturi. Però occorre fare attenzione a non esagerare, perché tende a fornire immagini piuttosto cupe.
Il Kodachrome mostra differenze molto grandi rispetto alle altre pellicole, e risulta immediatamente riconoscibile. I suoi colori sono meno vividi che nelle concorrenti, e forse oggi potrebbero essere definiti “fuori moda”. Ma, se ci facciamo caso, è l’unica tra le pellicole provate a fornire colori accurati e simili agli originali. Guardate le nuvole sopra Montecristo, che la VS ha reso quasi viola. O le foglie degli ulivi in ombra, diventate azzurre con le tre pellicole che vanno nei bagni E-6, mentre mantengono il giusto tono verde oliva, appunto, con il Kodachrome. O le tonalità dei cieli. I colori che vedete nelle dia ricavate dal Kodachrome non raggiungono una saturazione sbalorditiva, ma rimangono realistici. Quelli che vedete nelle altre tre pellicole provate, molto semplicemente, non esistono in natura. Ma esistono nella fantasia. Nel senso che quei colori, molto saturi ed un pò ruffiani, sono anche estremamente piacevoli.
La Velvia è forse la più realistica tra le tre pellicole E-6. A mio avviso i suoi colori sono vividi ma bruschi, mancano un pò le sfumature. Ha il pregio di mantenere colori saturi anche se leggermente sovraesposta, mentre la sottoesposizione determina una saturazione estrema e molto piacevole.
L’Ektachrome E100VS ha fornito i colori più saturi nelle immagini sottoesposte, ma anche i più slavati in quelle sovraesposte. I suoi intensi colori tendono facilmente ad assumere una tonalità magenta; questa caratteristica può determinare immagini molto vivaci, ma anche poco naturali.
La Provia 100F è la più trattabile del gruppo, e questa è forse la sua caratteristica migliore. Ha una latitudine di esposizione tale da risolvere molte situazioni che con altre pellicole invertibili sarebbero problematiche. I suoi colori potrebbero essere definiti “levigati”, e sono anche ricchi di sfumature, ma a volte tendono ad assumere una tonalità azzurro-verdastra che non sempre risulta piacevole.
Detto questo, ciò che resta è una questione di gusti, per cui lascio a ciascuno il compito di trarre le sue conclusioni. Le immagini le vedete, e le differenze tra una pellicola e l’altra sono chiaramente apprezzabili. Quelle che seguono sono solo le mie personali conclusioni, che non pretendono di avere valore universale.
La scelta dipenderà molto da ciò che vogliamo ottenere. Per me la fotografia è un modo per riprodurre ciò che vedo con fedeltà: di conseguenza, preferisco usare la pellicola che me lo consente, il Kodachrome. Ma un altro potrebbe desiderare produrre immagini dai colori il più possibile accattivanti, per necessità della professione o per preferenza personale; e magari sceglierà la Velvia o l’Ektachrome VS. Un altro ancora darà la priorità alla finezza della grana o alla latitudine di esposizione, e preferirà la Provia F. E ci sarebbero tante altre pellicole da provare...

Reflex © 05/2002