Evoluzione dei formati
di Nicola Porchetta

Dalle lastre fine secolo all'Aps, la storia dei formati fotografici è disseminata di pietre miliari che hanno fatto la storia stessa della fotografia. Ecco una ripassata a ciò che è accaduto nell'ultimo secolo.


Chi comincia a fare fotografia in modo amatoriale, usa le attrezzature che ha sottomano: inizialmente una compattina, successivamente una reflex 35mm, poi, se proprio vuole fare sul serio comincia a meditare l'acquisto di una medio formato e poi se proprio vuole fare il professionista impegnato in studio si butta a capofitto sul banco ottico. Ragionandoci a cuor leggero sopra potremo dire che la scalata all'impegno fotografico corrisponde al formato del negativo usato e conseguentemente alle dimensioni degli apparecchi fotografici. Invece, ragionandoci meglio, e soprattutto non facendoci prendere la mano dalla smania del "grande è bello" sarebbe meglio usare le apparecchiature che meglio padroneggiamo per il genere di fotografia che ci piace fare. Spesso il fotoamatore prescinde, nella scelta delle attrezzature, dal genere fotografico a cui si dedica, per cui incontriamo volenterosi armati di sei per sei con 3 o quattro ottiche diverse, paraluce, flash professionale con batteria separata, e chi più ne ha più ne metta, che alla fine scattano foto al cane, nipotino, alla casetta al mare, qualche paesaggino e tutto lì…

Allora vogliamo fare un discernimento serio sull'uso delle attrezzature, sia in base al loro formato che in base alle nostre effettive necessità?
Bene, prendiamo, ad esempio, come punto di partenza le dimensioni del negativo. Una volta, e parliamo di circa cento anni fa o più, le industrie fotografiche non erano così efficaci nel produrre emulsioni e soprattutto non esisteva un vero e proprio standard nella produzione di pellicole (che all'epoca erano lastre di vetro, di una certa consistenza) e le industrie fotografiche erano perlopiù aziende artigianali. Allora si producevano lastre adatte agli apparecchi fotografici costruiti anch'essi da valenti artigiani e le cui dimensioni variavano moltissimo a seconda delle necessità del fotografo che aveva commissionato l'attrezzatura (nei musei della fotografia sono conservate macchine fotografiche dell'ottocento di formato 2x3 pollici ed anche 50x60 centimetri!); solo con il passare tempo si è arrivati a considerare normali certe misure per la produzione in serie delle attrezzature e comunque le diversificate esigenze dei fotografi hanno sempre richiesto comunque la produzione di molti tipi diversi di formati fotografici. Le dimensioni e l'ingombro degli apparecchi erano strettamente legate alle dimensioni del negativo. Un apparecchio fotografico da studio, con negativo in vetro di formato 18x24 cm e basamento a colonna in ghisa, era cosa normale per l'epoca ed era assolutamente intrasportabile.

Purtroppo la esagerata dimensione di quelle apparecchiature era fondamentale per la buona riuscita della fotografia: infatti i negativi si stampavano perlopiù a contatto e le ottiche non erano così eccezionali. I pochi "laboratori" che eseguivano ingrandimenti erano veri e propri gabinetti alchemici e non erano molto diffusi. Le grandi dimensioni del negativo che poteva essere stampato a contatto e fornire così una copia ben leggibile della fotografia ne favorirono molto la diffusione fin nei posti più sperduti della terra. E ci piace ricordare con ammirazione quei fotografi che portarono, all'epoca, macchine fotografiche 30x40 cm sul Monte Bianco e nel deserto del Sahara, ed in tutti i posti più sperduti del mondo e grazie ai quali oggi possiamo vedere il mondo com'era.

Comunque il passo decisivo per noi fotoamatori è da considerarsi l'invenzione, da parte di mamma Kodak, del negativo flessibile. Questa invenzione straordinaria di fine Ottocento ha permesso il successivo sviluppo ed ha influenzato le menti dei progettisti di apparecchi fotografici che, trovandosi a poter progettare liberamente, hanno disegnato e costruito gli apparecchi più strani e diversi, sia per forme che per dimensioni. La stessa Kodak ha prodotto fotocamere per pellicola in rullo, grazie alla flessibilità del supporto, in quantità indescrivibile e con formati di negativo variabili dal 4x4 cm al 9x12cm. Tutte le grandi case fotografiche nel passato hanno costruito apparecchi per pellicola in rullo e la competizione commerciale ha portato alla proliferazione ed alla diversificazione delle macchine a soffietto che ormai possiamo trovare solo nei mercatini dell'antiquariato.

Come nella storia naturale, nel settore fotografico, c'è chi ha saputo individuare una nicchia non sfruttata da altri e ci ha proliferato. Stiamo parlando del formato 35mm che, nato con il cinema più di cento anni fa, è stato adottato da Ernst Leitz per la sua fotocamera portatile nel 1914 e poi messa ufficialmente in produzione con il nome Leica nel 1925. Quella prima Leica utilizzava un formato 24x36mm su pellicola cinematografica alta 35mm a doppia perforazione e riscosse subito un buon successo commerciale per vari motivi: primo perché era, e lo sono ancora quelle moderne, un apparecchio di precisione costruito da una fabbrica specializzata e poi l'azzeccata scelta delle ottiche ne faceva un attrezzo capace di non sfigurare nei confronti delle altre macchine fotografiche. E poi era veramente trasportabile! Attorno alla pellicola cinematografica 35mm è stato poi costruito quello che siamo abituati a conoscere: tutto il mondo delle fotocamere 35mm, sia compatte che reflex, mezzoformato 18x24mm e panoramiche, fino alla ultima Hasselblad X-Pan con formato variabile dal 24x36mm al 24x65mm. Insomma La vera rivoluzione è stata l'aver adottato una pellicola in rullo che fosse un buon compromesso tra dimensione e qualità, e che permetteva di fare molte fotografie senza dover cambiare chassis ad ogni scatto.

A fianco della pellicola 35mm, il cui formato di caricatore (135 nella numerazione Kodak) è stato standardizzato intorno agli anni '30 si è pacificamente assestato nell'uso il formato di pellicola 120, introdotto nel 1901 e che è ancora usatissimo. Mentre la pellicola 35mm è stata chiusa in un caricatore a tenuta di luce, da cui deve essere estratta per l'esposizione e quindi reinserita, il rullo 120 consiste semplicemente di una striscia di pellicola avvolta attorno ad un nucleo centrale assieme ad una carta opaca alla luce e quindi gli apparecchi fotografici che usano il rullo 120 sono di più semplice costruzione, avendo come unico obbligo la necessità di mantenere in un alloggiamento sempre un nucleo vuoto adatto a ricevere la pellicola esposta.

Nel tempo le tecniche di produzione ed i materiali sono molto cambiati: adesso per tutto ciò che è "a perdere" si usano le materie plastiche, una volta si usava anche il legno. E negli anni passati in Italia tra i fotografi c'era ancora la distinzione tra "rullo ferro" e "rullo legno" per identificare il tipo di pellicola. Il rullo 120 era il "rullo legno", quello 620 era il "rullo ferro". Ancora, per dimostrare la prolificità dei fabbricanti, vogliamo informare i nostri lettori appassionati di apparecchi degli anni passati che, a volte, nonostante le apparenze, alcuni apparecchi 6x9cm a soffietto che sembrano poter utilizzare il rullo 120 invece possono utilizzare solo il tipo 620 (in produzione dal 1932 al 1990 circa), che differisce dal 120 per il diametro del nucleo e per il fatto di avere il nucleo di metallo anziché in legno, come già accennato. Questi apparecchi a soffietto si trovano abbondantemente nei mercatini dell'usato fotografico, se avete intenzione di utilizzarli per fare foto, accertatevi almeno che possano utilizzare il rullo 120 attualmente in produzione. Nella infinita varietà produttiva c'è stata una stagione buona anche per un mini-rullo identificato dalla sigla 127 (ora non più fabbricato, ma prodotto dal 1912 al 1995 circa) avvolto intorno ad un piccolo nucleo di metallico ed, essendo alto circa 45mm, permetteva di ottenere fotogrammi 4, 5x4, 5cm o 4, 5x6. Pensate che anche la Rollei produsse una biottica 4x4cm, copia precisa delle più blasonate Rolleicord e Rolleiflex per "rullo legno" 120 e con formato 6x6cm. Il formato 120, detto anche medio formato, è oggi usatissimo dai professionisti e le case produttrici producono in questo formato delle eccellenti pellicole di tutti i tipi, sia negative che diapositive, a bassa ed alta sensibilità.

Dopo il pionierismo fotogiornalistico alla "paparazzi" anni '60 con le biottica 6x6cm il formato 120 è adottato oggi da professionisti che usano attrezzature diverse per produrre negativi e diapositive 4, 5x6cm, 6x6cm, 6x7cm, 6x8cm, 6x9cm e panoramiche 6x12cm e 6x17cm. Insomma tutti i formati per tutti i gusti e per tutte le esigenze. I fotografi di cerimonie prediligono il formato quadrato 6x6cm perché permette di ottenere buona economia ed anche di inquadrare a piacere nel formato rettangolare le stampe da consegnare ai clienti; i fotografi di moda prediligono i formati 6x7cm e 6x8cm che sono più pertinenti ad una stampa senza sprechi e sono adatti al formato di stampa delle riviste e cataloghi di moda e di beauty. Sono state prodotte per il rullo 120 macchine fotografiche a cassetta, a soffietto, reflex mono-obiettivo, biottica, piccoli banchi ottici, macchine supergrandangolari, macchine speciali ad ottica rotante per foto panoramica, e tanti altri tipi di attrezzature diverse. Molte di queste attrezzature sono ancora in produzione e con i moderni criteri sono costruite sia le macchine a cassetta (vedi la famiglia delle Fuji 4, 5x6 autofocus e le Mamiya 7 6x7), che reflex mono-obiettivo (Zenza Bronica e Mamiya nei formati 4, 5x6cm, 6x6cm e 6x7cm; Fuji 6x8; Hasselblad e e la rinata Rollei nel formato 6x6cm), che reflex biottica (recentemente la Rollei ha riproposto una versione rinnovata, e lussuosa, della mai dimenticata Rolleiflex; chi si ricorda delle dispute a proposito delle ottiche delle Rollei? Era veramente meglio il Tessar o il Planar? E lo Xenar 75? Ed oltre era più inciso il 3, 5 o il 2, 8? Ricordi di un passato fotografico nemmeno tanto lontano…).

Altro discorso invece vale per il 6x9cm, formato che sta rinascendo in questi anni. In passato il formato 6x9cm era molto utilizzato anche perché gli apparecchi a soffietto di costruzione folding (ripiegabile) erano decisamente tascabili e la generosa dimensione del negativo permetteva di ottenere stampe a contatto. Ognuno di voi potrà ricordare le fotografie della nonna stampate su carta "chamois" e con i bordi frastagliati; se andate a misurarne i lati, spesso questi misurano proprio 6x9cm. In seguito, a parte qualche buona ma eccessiva costruzione Fuji, gli apparecchi 6x9cm non hanno avuto molta fortuna dato il peso e l'ingombro. In più bisogna tener conto che le moderne tecnologie consentono di produrre pellicole di buonissima qualità e che le ottiche sono migliorate in tutti i sensi. Quindi, con dispiacere per i maniaci degli altri formati, il 35mm ed in particolare le reflex 35mm hanno preso possesso del pianeta terra. Ma non solo: alcune compattine 24x36 di oggi producono immagini incomparabilmente migliori di eccellenti attrezzature d'epoca anche di formato superiore. Tutto dipende dal livellamento verso l'alto della qualità e dalla migliorata capacità produttiva delle industrie fotografiche. Per esempio: le odierne pellicole 400 ISO dimostrano meno grana di una 100 ISO di venti anni fa! E mediamente gli obiettivi sono tutti migliori di quelli degli anni '60. Da un negativo 24x36mm si possono ottenere stampe 30x40cm di eccellente qualità.

Tutto questo ha portato il fotoamatore a disinteressarsi degli altri formati (più grandi, pesanti ed onerosi) e a concentrarsi sullo standard di fatto che comunque gli permette di ottenere i risultati desiderati. Il distacco tra dimensioni del formato fotografico e qualità finale ottenibile è oggi palese. Una volta lo era meno. Il famoso fotografo Elio Luxardo, pioniere della "reclame" fotografica in Italia utilizzava come formato standard il 13x18cm e produceva degli splendidi "fotocolor" che non erano altrimenti ottenibili con formati inferiori, con le tecnologie dell'epoca. Oggi invece molte fotografie di pubblicità, anche destinate a forti ingrandimenti, vengono realizzate con la pellicola 35mm. È però evidente, per naturale conseguenza, che l'ingrandimento del negativo porta ad un decadimento della qualità generale e che quindi a parità di ingrandimento finale la resa migliore la da il negativo più grande, soprattutto in termini di passaggi tonali e di plasticità di resa dei colori.

A confronto due estremi

Il minuscolo caricatore Minox (36 pose formato 8x11 mm) e l'imponente chassis per il formato professionale 13x18 cm (due pose, una per lato).

DALL'ERMANOX ALL'APS

A lato uno dei mitici apparecchi Ermanox, antesignana delle fotocamere da agente segreto, aveva otturatore a tendina ed ottica con apertura f/1,8. Ancora più in basso, uno dei primi modelli messi in produzione della Leitz: la Leica i; da questo apparecchio è nata una filosofia del fotografare con il piccolo formato ma con grande qualità; filosofia arrivata fino ai giorni nostri e che va verso il futuro.

In basso: uno degli ultimi modelli della fotocamera specialistica Robot (raffigurata con il motore elettrico) di costruzione estremamente solida ed utilizzata per compiti scientifici e di sorveglianza.

Sulla costruzione delle apparecchiature fotografiche che utilizzano la pellicola 35mm non c'è possibilità di esaurire l'argomento, tante sono le macchine prodotte e che ancora saranno prodotte. Ad esempio riportiamo alcune curiosità: La prima Leica prodotta utilizzo il formato 24x36mm perché il rapporto dei suoi lati (2:3) corrispondeva al rapporto del formato 13x18cm che era allora diffusissimo in Europa (ancora circa 2:3 ma enormemente più grande) e non, come invece molti pensano, al raddoppio del formato cinematografico 18x24mm. La fotocamera Ermanox degli anni '20 per riprese a luce ambiente con ottiche f1,8 (cosa eccezionale per il tempo) era prodotta in formati 6x9cm e 9x12cm. E pensate che era fatta per scattare inosservati. La minuscola Minox venne creata dal geniale Zapp e costruita artigianalmente in acciaio per il formato 8x11mm. La produzione continua ancora, con criteri più moderni. Il formato 24x36mm mal si adatta ai formati di carta da stampa e non si capisce perché le case produttrici non si siano mai accordate per risolvere il problema. Vari tentativi furono fatti negli anni passati per adeguare il formato del fotogramma: per esempio Nikon produsse alcune fotocamere a telemetro della serie SP con negativo 24x32 ed anche 24x34mm. Fu prodotta in Germania una fotocamera Robot con formato 24x24mm e motore a molla (ottiche Schneider!). Il formato 6x6cm è stato lo standard del fotogiornalismo negli anni '50-'70 in Europa, mentre in America lo standard era il 4x5". Gli americani molto pragmaticamente stampavano due colonne di giornale nella larghezza di 4 pollici e tanto bastava per produrre foto utilizzabili per i giornali. Il più antico formato di pellicola ancora in produzione è il 120: è in commercio dal 1901! Nel 1965 al Kodak introdusse il formato 220, ancora in produzione. Sulla base del rullo 120, eliminando la carta, hanno fabbricato una pellicola dalla lunghezza doppia, consentendo 24 scatti 6x6 per ogni rullo. Ma il 120 resta ancora il più utilizzato, almeno qui da noi. La Fuji ha rinnovato il nucleo centrale dei caricatori 120, introducendo un sistema tanto semplice quanto efficace per l'aggancio sicuro della pellicola. Da usare soprattutto con le sue macchine motorizzate, che leggono anche un codice a barre identificativo della pellicola!! Oltre al formato Minox 8x11mm, negli anni passati e con apice intorno ai '60-'70, si è avuto tutto un proliferare di micro-camere miniaturizzate che utilizzavano pellicola 16mm con formato utile 13x17mm, lo stesso poi adottato da Kodak per i caricatori 110 Pocket Instamatic nel 1972. La Asahi Pentax produsse una reflex (motorizzabile!!) ad ottiche intercambiabili per il caricatore 110 Pocket Instamatic La Kodak nel 1963 introdusse il caricatore 126 Instamatic ed il cuboflah. Il caricatore 126 era a prova di scemo: poteva essere inserito in una sola posizione ed era facilissimo da usare. Il formato utile del negativo era 28x28mm e si potevano richiedere stampe 10x10 con un bonus di due stampine francobollo dello stesso soggetto. N.B. Il caricatore 126 viene ancora prodotto con pellicola negativa Kodak Gold 100. La Zeiss, prestigiosa casa tedesca, produsse un minisistema reflex per il formato 126. Bella realizzazione, molto curata ma assolutamente inutile…
Il defunto formato Kodak Foto Disc, lanciato da Kodak nel 1982, prevedeva fotogrammi 8x10mm disposti radialmente su un piattello di pellicola. Fu un esempio di cattiva programmazione industriale.
A parità di risultati era più facile ed economico per tutti il formato 110. L'industria tedesca ha prodotto in passato un curioso formato di caricatore per pellicola 35mm. Senza nucleo centrale il caricatore Rapid conteneva la pellicola da esporre che, nell'uso, era riposta in un altro caricatore identico, quindi la pellicola da esporre era protetta, quella già esposta era reinserita nel caricatore ricevente e rimaneva scoperta solo la porzione da esporre. Sembrava una buona idea… però è andata a morire da sé, anche se era stata ben supportata dalla Agfa. Negli anni '60-'70 ci fu anche la moda delle mezzo formato. La Olympus soprattutto, ma anche Canon e Nikon produssero delle macchine fotografiche che a partire dalla pellicola 35mm rendevano fotogrammi 18x24mm. Con una pellicola da 36 pose si potevano fare 72 foto! In particolare La olympus produsse la eccellente serie delle PEN, che erano reflex ad ottica intercambiabile e molto compatte, senza pentaprisma. La inglese Ilford produsse negli anni '80 una variante della emulsione HP5 35mm stesa su uno speciale supporto molto resistente ed ultrasottile. Così fu possibile ottenere caricatori 135 da 72 pose. La pubblicità diceva che erano utili a chi scattava con il motore… Molti trovarono un sacco di problemi per lo sviluppo (la pellicola era lunga più di tre metri) e così anche la HP5/72 restò al palo. Il formato APS che prima del suo avvento sembrava dovesse sconvolgere il mondo della fotografia si è ritagliato uno spazio vitale e, per ora, non infastidisce il 35mm tradizionale, nemmeno nel settore delle compatte. Invece il digitale rischia di rovinare la festa a tutti…

A sinistra una pregevole costruzione meccanica: Mamiya 16. Questa macchina è ancora reperibile nei vari mercatini dell'usato, costa poco ed usa pellicola 16mm cinematografica a doppi perforazione.






A sinistra: la Mosca 5, ultima della serie Mosca. Si tratta di una copia russa della produzione tedesca tipo Super Ikonta e Bessa. Si trova anche questa nei mercatini a circa 200 mila lire, è di formato 6x9cm su pellicola 120, è a telemetro e permette di fare ancora bellissime fotografie.






SUPERFICI A CONFRONTO

La superficie del 8x11 (Minox) è pari a 88mm quadrati.
La superficie del 18x24mm (mezzo formato) è pari a 432mm quadrati.
La superficie del 16, 7x30, 2 APS è pari a 504, 34mm quadrati.
La superficie del 24x36mm è pari a 864mm quadrati.
La superficie del 4, 5x6cm è pari a 2700mm quadrati (approssimazione).
La superficie del 6x6cm è pari a 3600mm quadrati (approssimazione).
La superficie del 6x7cm è pari a 4200mm quadrati (approssimazione).
La superficie del 6x9cm è pari a 5400mm quadrati (approssimazione).
La superficie del 4x5 pollici (10, 2x12, 7cm) è pari a 12954mm quadrati.

A lato riportiamo a confronto la superficie occupata dai formati 6x7 cm, 6x6 cm e 35 mm (24x36 mm). È abbastanza evidente che il formato più grande permette di ottenere una maggiore ricchezza di dettagli ed una più piena resa dei colori. La scelta di un formato piuttosto che l'altro è comunque legata a scelte personali, infatti anche con il 35 mm si ottengono foto di elevata qualità. Da non trascurare che a formato grande corrisponde attrezzatura grande e pesante.

© REFLEX giugno 1999