TECNICA DI RIPRESA: IL DIAFRAMMA

di Marco Bastianelli e Sergio Grandi
TUTTO CHIUSO TUTTO APERTO

Divertiamoci con una reflex 35mm senza utilizzare l'autofocus e l'esposizione automatica: scattiamo scegliendo noi sia il punto di messa a fuoco che il diaframma da impostare e scopriremo che...
Siete stanchi del solito modo di fotografare, con la vostra fotocamera reflex che decide (in modo impeccabile, per carità) messa a fuoco, esposizione e magari colpetto di flash per schiarire le ombre? Volete tornare padroni della vostra macchina fotografica e decidere cosa mettere a fuoco, come metterlo a fuoco, optare per l'esposizione che maggiormente desiderate? Ebbene sappiate che dovrete mettere da parte il sistema di messa a fuoco elettronica degli obiettivi (quindi lavorare impostando la messa a fuco manuale) e dovrete scegliere la giusta coppia tempo/diaframma (per una corretta esposzione che però via dia anche la possibilità di optare per un diaframma a vostra scelta). Se siete pronti a questa “sfida”, allora potrete scorpire un nuovo modo di fare fotografie.
Partiamo dall'immagine che pubblichiamo qui sopra, proprio in apertura di questo articolo: sono dei papaveri che abbiamo ripreso in una stradina di Roma, con uno sfondo che certo non li metterebbe in risalto. Eppure, giocando con la scelta del diaframma... tutto cambia e si può realizzare una bella fotografia, isolando il soggetto da tutto il resto. Come fare? Semplice: basta impostare un diaframma il più aperto possibile, la profondità di campo risulterà estremamente ridotta, ottenendo una marcata sfocatura dello sfondo. Tutto ciò è valido con le ottiche dal mediotele in poi, mentre con gli obiettivi grandangolari si dispone di una maggiore profondità di campo anche utilizzando diaframmi molto aperti. Ma, sapendo questa nozione base, ci si può regolare di conseguenza e, dunque, scegliere l'ottica - o lo zoom - giusto per questo genere di riprese.
Occorre anche dimenticarsi l'autofocus: per questo genere di riprese, infatti, si deve lavorare utilizzando la messa a fuoco manuale, perché in effetti si tratta di una messa a fuoco di tipo “selettivo”: scegliamo noi cosa deve essere a fuoco e cosa invece vogliamo sia più o meno sfocato. Così come, ovviamente, non si potrà fotografare lasciando impostata sulla reflex la modalità d'esposizone automatica, program o multiprogram che sia... Qui, invece, si dovrà fotografare impostando noi il diaframma giusto per l'effetto che vogliamo ottenere e di conseguenza il tempo di scatto sarà più o meno lungo, comunque corretto per la giusta esposizione. In alcuni casi, quindi, occorrerà anche il cavalletto, perché con un diaframma tutto chiuso puo corrispondere un tempo lungo.

Reflex © novembre 2001
Diaframma. Meccanismo in grado di regolare il diametro del fascio di luce che, passando attraverso un obiettivo, raggiunge la superficie sensibile. La forma ideale è quella circolare; in pratica è poligonale e dipende dal numero delle lamelle. Il valore dell'apertura del diaframma d è un numero che si ottiene dividendo la lunghezza focale dell'obiettivo f per il diametro dell'apertura effettiva a: d= f/a
La scala dei valori attualmente in uso è stata standardizzata al congresso di Liegi nel 1905 ed è una progressione geometrica di ragione V2 il cui primo valore è 1 (quindi:1,4-2-2,8-4-5,6-8-11-16--22-32-45-64, ecc. ).

Iperfocale. Minima distanza di messa a fuoco dalla quale la profondità di campo si estende fino all'infinito, con un limite vicino uguale alla metà della distanza iperfocale. La distanza iperfocale I dipende dalla lunghezza focale dell'obiettivo f e dall'apertura e dall'apertura di diaframma n secondo la formula I=1000f/n

Otturatore. Meccanismo che consente di regolare la durata dell'esposizione del materiale sensibile negli apparecchi fotografici. Fino alla metà dell'Ottocento l'operazione viene effettuata togliendo dall'obiettivo un cappuccio a tenuta di luce per i minuti necessari alla corretta esposizione. Poi, la maggiore sensibilità dei materiali fotografici, riducendo i tempi di posa, rende necessaria la costruzione di otturatori meccanici, a battente o a ghigliottina, da porre davanti all'obiettivo, tra i quali ha grande diffusione un modello costruito nel 1861 da W. England e montato nel 1883 sulla Goertz Anschutz. Nel 1902 appare in Germania un complicato sistema, chiamato Compound, poi modificato e presentato nel 1912 con il nome di Compur, che sostituisce definitivamente gli otturatori centrali a disco rotante, nei quali una fessura consente alla luce di passare per il tempo di esposizione. Gli otturatori vengono oggi classificati, in base alla posizione che occupano nella macchina fotografica, in centrali o focali.
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Dal volume Fotografare con la reflex di George Schaub (n.27 de “La biblioteca del fotografo”, prezzo 29.000 lire - Euro 14,98), riprendiamo i suggerimenti che l'autore offre nei capitoli “Tempi e diaframmi” e “La profondità di campo”.

La sensibilità della pellicola e il livello di illuminazione di una data scena sono delle costanti, mentre il diaframma e il tempo di scatto vengono usati in tandem per controllare la quantità di luce che darà l'esposizione corretta. per esempio, otterrete la stessa esposizione sia con 1/125 di sec. a f/8 sia con 1/60 di sec. a f/11. La seconda regolazione rappresenta una diminuzione di uno stop del diaframma combinata con un aumento di uno stop del tempo di scatto. Un esempio più radicale si ha modificando i valori da 1/500 di sec. a f/2 a 1/15 di sec. a f/11; questo cambiamento rappresenta una diminuzione di cinque stop nel diaframma e un aumento di cinque stop nel tempo di scatto. Questo potrà sembrarvi solo un giochetto, fino a che realizzerete in che modo le varie scelte possono influire sulle immagini. Come sapete, il tempo di scatto controlla per quanto tempo la luce deve colpire la pellicola - in un certo senso, “catturare” i momenti del tempo. Quando il soggetto è in movimento, questi momenti fanno parte dello svolgersi dell'azione; con un tempo di scatto breve riuscirete, comunque, a catturare una parte più breve dell'azione che con un tempo di scatto lungo. (... )
Vi sono poi delle occasioni in cui è desiderabile scattare con una ridotta zona di nitidezza, che si ottiene impostando un diaframma aperto. In altre occasioni è invece preferibile fotografare con un'estesa zona di nitidezza. Usando il modo di esposizione a priorità di diaframmi della vostra fotocamera - che vi permette di impostare il diaframma mentre l'apparecchio sceglie automaticamente il tempo di scatto - potete rendere massima la profondità di campo: tutto ciò che dovrete fare è regolare l'indicatore delle distanze in rapporto alla scala delle profondità di campo. (... )
Iniziando a fare i vostri esperimenti con la profondità di campo, ricordate che la zona di nitidezza di qualunque obiettivo dipende dalla sua lunghezza focale. La regola è: a parità di diaframma e di distanza fotocamera soggetto, maggiore è la lunghezza focale e minore sarà la profondità di campo disponibile. Al contrario, minore è la lunghezza focale e maggiore sarà la profondità di campo disponibile, sempre a parità di diaframma e di distanza fotocamera soggetto. Supponete, per esempio, di trovarvi in un dato punto e di fotografare una scena sia con un obiettivo grandangolare 28mm, sia con un teleobiettivo 300mm. Con il 28mm potrete regolare la distanza iperfocale in modo che la zona di nitidezza si estenda approssimativamente da 2,4m all'infinito; con il 300mm, invece, la distanza iperfocale andrà, al massimo, da circa 45m all'infinito.

Dal volume Fotografia, teoria e pratica della reflex di Giulio Forti (prezzo 65.000 lire - Euro 33,57), riprendiamo i suggerimenti che l'autore offre nel capitolo “La distanza iperfocale”.

Si chiama distanza iperfocale quella che intercorre tra l'obiettivo di ripresa regolato su infinito ed il piano nitido più vicino. Per scoprire quale sia questa distanza, basta controllare sulla scala delle distanze dell'obiettivo (su infinito) il valore in metri indicato dal trattino della scala delle profondità di campo corrispondente al diaframma imostato.
Ma perché la distanza iperfocale è importante? Perché è quella che garantisce la massima estensione della profondità di campo per i soggetti lontani: proprio per questa ragione è la distanza sulla quale sono regolati gli obiettivi delle fotocamere a fuoco fisso. La distanza iperfocale è, quindi, utile in moltissime occasioni di ripresa e, specialmente, quando si vuole essere sempre pronti a scattare se qualcosa d'imprevisto dovesse verificarsi. Per sfruttare questa caratteristica ottica degli obiettivi, basterà regolare la ghiera di messa a fuoco sulla distanza iperfocale stessa. Ecco come fare in pratica.
Se il diaframma da usare è f/11, regolate il 50mm dell'esempio precedente su infinito. Verificate ora sulla scala metrica della ghiera di messa a fuoco quale distanza indichi il trattino relativo a f/11: sarà più o meno di 5m. Per sfruttare l'iperfocale, non dovete far altro che regolare la messa a fuoco su 5m. Scoprirete che la profondità di campo, per questa distanza e per quel diaframma, si estenderà nientemeno che da 2,8m all'infinito e troverete conferma del fatto che, regolando la messa a fuoco sull'iperfocale, la profondità di campo si estenderà da una distanza pari alla metà di questa all'infinito.
Nella pratica, per lavorare sulla distanza iperfocale senza dover fare troppi ragionamenti, regolate direttamente il simbolo di infinito della ghiera di messa a fuoco sul trattino relativo al diaframma f/11 dell'esempio o su quello che avete scelto!