Dopo settimane di smentite la Eastman Kodak ha annunciato di aver iniziato le pratiche per usufruire del sistema di protezione offerto dal Chapter 11 alle aziende a rischio di fallimento, ma con possibilità di riorganizzazione. Allo stesso tempo ha annunciato di aver ottenuto una linea di credito di 950 milioni di dollari da Citigroup. La procedura riguarda solo la casa madre e non ha effetto sulle filiali sparse per il mondo. Negli ultimi otto anni, la casa gialla ha chiuso il bilancio in attivo una sola volta. Nonostante progetti e tentativi vari come quello di puntare sulla stampa inkjet professionale e consumer, Kodak non è riuscita a gestire commercialmente la transizione dal sistema analogico (pellicola) a quello digitale. Anche se ridotta, la produzione di film continua ad essere redditizia grazie al cinema. Basti pensare che ogni copia di un film distribuita nel mondo richiede come minimo di 1500 metri di pellicola. Antonio Perez, il boss galiziano arrivato a Rochester nel 2005 da HP dove gestiva la divisione digital printing, ha ultimamente cercato di far cassa con cause per violazione di brevetto, le ultime contro Apple. Fujifilm e HTC. Una vera ironia della sorte per un’azienda che per entrare nel settore della fotografia immediata, dopo dieci anni di cause, nel 1986 fu condannata ad un risarcimento folle e ad uscire dal mercato per la violazione di 10 brevetti Polaroid. Oggi i suoi 1100 brevetti sull’imaging, che tra il 2003 ed il 2010 hanno portato nelle casse 3 miliardi di dollari, sono un capitale valutato attorno ai 2,6 miliardi di dollari, ma finora nessuno si è fatto avanti. Invece, è riuscita la vendita della divisione dei sensori, in quanto era un segmento d’eccellenza. Negli anni della gloria Kodak aveva oltre 150.000 dipendenti, oggi a Rochester ne conta circa 15.000. Dal 2003, anno della maggiore ristrutturaziuone della sua storia, ha chiuso 130 laboratori nel mondo e 13 impianti di produzione, licenziando quasi 50.000 persone. Dalla riorganizzazione uscirà un’azienda più snella basata su due divisioni, commerciale e consumer.
Kodak aveva in mano il prototipo di una fotocamera digitale nel 1975 progettata dal giovane ingegnere Steve Sasson, ma si fece bruciare dall’annuncio della Mavica di Sony nel 1981. La sua ricchezza era negli enormi margini della pellicola, della carta colore e dei chimici. Più che la concorrenza di Fujifilm, che era sbarcata negli Usa con una fabbrica e che vendeva a prezzi più bassi, c’è chi ritiene che sia stata l’ingordigia dei suoi azionisti a impedirle di passare nei giusti tempi al digitale. Più che al futuro dell’azienda, Wall Street avrebbe pensato ai profitti immediati che, in effetti, hanno continuato a sgorgare fino ai primi anni 2000.
© 2012 Editrice Reflex
















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