Mentre si prepara a lanciare la nuova serie di fotocamere OM-D, Olympus resta alle prese con il suo passato ed il suo futuro. L’aver nascosto per 13 anni perdite per 1,7 miliardi di dollari in investimenti falliti, è stato pagato con un crollo il borsa che viaggia al 50%, dopo aver perso fino all’80%. Dopo complicati avvicendamenti al comando ed alla luce dei recenti traumi, Olympus cerca una rapida soluzione per il suo futuro, il che significa trovare un partner solido che investa e la sostenga. Intanto, ha praticamente fatto causa a se stessa denunciando il presidente Shuichi Takayama e 18 altri direttori come corresponsabili con i tre ex-top manager che hanno nascosto l’astronomica perdita e cercato di coprirla con acquisizioni di copertura. La richiesta per danni ai 19 membri del board, curiosamente rimasti al loro posto, è di 215 milioni di dollari. Un azionista ha fatto causa a 13 direttori incluso l’ex-Ceo Tsuyoshi Kikukawa per aver licenziato l’amministratore delegato Michael Woodford, l’uomo che si era permesso di chiedere chiarimenti e che poi ha denunciato la frode. A sua volta Woodford ha fatto causa a Olympus annunciando che l’eventuale risarcimento verrà devoluto in beneficienza (tolte le spese). Per le vicende ed i comportamenti nei confronti della borsa di Tokyo, Olympus è stata multata per circa 100.000 dollari. Secondo quanto riferito da Reuters, infine, un gruppo di azionisti sta preparando una causa per danni da 2,6 milioni di dollari. Per fronteggiare questa onda d’urto molto pericolosa, Olympus ha ingaggiato due studi legali amaricani Sherman & Sterling e Blank Rome.
Tra una causa e l’altra, non si spegne l’interesse di diverse aziende nei confronti della corporation, in particolare per i suoi prodotti medicali. Mentre Panasonic, come Toshiba, ha ufficialmente smentito ogni interesse, le ultime voci parlano di una sfida tra Fujifilm e Sony per acquisire una rilevante partecipazione nel capitale Olympus. La TPR, società di private equity, si è detta disposta finanziare un’operazione del genere per un miliardo di dollari in joint venture con un partner di rilievo. Shigetaka Komori, Ceo di Fujifilm, si è limitato a parlare di “sinergie”, ma un interesse per gli endoscopi esiste in quanto essa stessa è piccolo produttore di strumenti similari. Sony non ha grandi attività in questo settore, ma fornisce a Olympus i sensori per gli endoscopi e guarda con grande interesse il margine di utile del 20% che questi producono, rispetto alle perdite derivanti dai televisori. Per questo, il gran capo Howard Stringer avrebbe dato il via libera al progetto fino a un miliardo di euro. Chi segue da vicino la vicenda sostiene che il partner più adatto sia Fujifilm, ma di mezzo c’è il problema della posizione dominante di Olympus sul mercato mondiale degli endoscopi (70%) che crescerebbe anche se in modo del tutto marginale. Gli appetiti, come le novità, non mancano mai, come il fatto che una piccola azienda giapponese produttrice di sistemi per trasfusioni e azionista di Olympus, la Terumo Corp., pare pronta ad aumentare la sua attuale partecipazione del 2,5%.
Tutto ciò al momento è poco significativo se si considera che l’attuale indebolito board di Olympus non è in grado di prendere decisioni di simile portata. E la corporation ha dovuto dichiarare che “sebbene l’azienda stia valutando le possibili opzioni, nessuna decisione è stata adottata”. Solo da metà aprile, quando nel corso di un’assemblea straordinaria dei soci gli attuali dirigenti daranno le dimissioni ed un nuovo management verrà nominato, le carte potranno essere finalmente scoperte.
© 2012 Editrice Reflex















