Volpi d'inverno

di Bruno D'Amicis

Freddo, ore di paziente attesa, prontezza di riflessi. Queste le caratteristiche minime del fotografo naturalista. Ecco come è stata fotografata la storia della volpe e del topino

COME ATTREZZARSI PER L'INVERNO

L'attività fotografica durante la stagione fredda può presentare una serie di problemi logistici per quanto riguarda il comfort personale e la nostra attrezzatura.
Innanzitutto il freddo: le basse temperature invernali possono far diminuire notevolmente la durata delle batterie. Perciò, e soprattutto nel caso della fotografia digitale, è importante avere sempre a disposizione un certo numero di batterie di riserva ed è buona norma mantenere quelle inutilizzate a stretto contatto con il calore corporeo, come, ad esempio, in una tasca interna della giacca.
Anche la scelta dell'abbigliamento richiede una certa attenzione. E' sempre utile vestirsi a strati e l'utilizzo di materiali di nuova concezione, come i capi in microfibra e Gore Tex, offre un buon compromesso in termini di libertà di movimento e protezione. Per quanto mi riguarda, inoltre, non dimentico mai di indossare un buon paio di guanti ed una fascia para-orecchie.
Poi c'è il problema della neve e dell'umidità. Anche se, a dire il vero, non ho mai incontrato difficoltà con le macchine fotografiche di ultima generazione, ben protette contro le intemperie, è sempre meglio utilizzare una semplice busta di plastica di giuste dimensioni, forata alle estremità, per tenere la nostra attrezzatura al riparo dalle precipitazioni.
E' anche importante fare attenzione, una volta tornati a casa, a non esporre subito la nostra attrezzatura all'ambiente più caldo: ciò potrebbe creare condensa all'interno di lenti e della macchina, rendendole inservibili per diverso tempo e, talvolta, determinando anche problemi nei contatti elettrici.
In pratica, si tratta di osservare dei semplici accorgimenti, in grado di garantire un funzionamento sempre impeccabile del nostro equipaggiamento e la più ampia libertà, lasciando spazio soltanto alla creatività e al divertimento fotografico negli scenari incantati che solo la stagione invernale può offrire.

L'intensa nevicata dei giorni precedenti aveva ricoperto tutto. Case, prati ed alberi. Mi sono svegliato presto e, con reflex digitale e teleobiettivo da 400mm montati su un semplice monopiede, per spostarmi più agilmente nella neve, ho iniziato ad esplorare una zona poco abitata, nei dintorni di Berlino, appena a trenta minuti di treno dal centro della città.
La foresta alle prime luci appariva incantata: piccoli sentieri tra gli alberi incurvati invogliavano a seguire le tracce lasciate dagli animali durante la notte. Con un po' di attenzione potevo distinguere i profondi solchi lasciati dai cinghiali o i passi delicati dei timidi caprioli; in alto, tra i rami, una cincia curiosa seguiva i miei movimenti.
La volpe è apparsa dal nulla, in un bagliore di fiocchi di neve che turbinavano. Non era particolarmente diffidente: probabilmente un giovane. Tuttavia, rapida come era comparsa, si era subito smaterializzata nel silenzio surreale di quel mattino di febbraio.
Ho iniziato a starle dietro seguendone a fatica le tracce nella neve, che svelte si snodavano tra i tronchi e dietro piccole colline. In una radura sono finalmente riuscito a ritrovarla. Era intenta a grattarsi e sono riuscito ad avvicinarmi di più, per ottenere qualche scatto a pieno fotogramma. Al momento non pensavo ad altro che a scattare un bel ritratto dell'animale con la pelliccia ricoperta dai fiocchi di neve. La volpe non scappava, ma si manteneva sempre una ventina di metri di distanza da me, facendo rapidi balzi e scarti laterali ad ogni mio movimento brusco. Perciò provavo inquadrature orizzontali e verticali ad ogni istante in cui l'animale era immobile. Fortunatamente, il mio tele da 400mm risultando pari ad un 640mm, grazie al fattore di moltiplicazione da 1,6X del sensore della mia reflex, permetteva di scattare buone immagini senza dovermi avvicinare troppo.
Ho osservato la volpe camminare, annusare i cespugli e riposarsi per più di un'ora, finché, ad un certo punto, non è iniziata la danza…
La volpe ha fiutato l'aria, puntato le grandi orecchie verso un punto qualsiasi nella neve ed è saltata sollevando tutte e quattro le zampe in aria e per poi ricadere con il muso immerso nella neve. Ha catturato un piccolo topo selvatico, trattenendolo delicatamente tra i denti affilati. Pensavo l'avrebbe consumato rapidamente, ma, invece, lo ha lasciato andare, fino a fargli guadagnare qualche metro di distanza. Subito, allora, lo ha rincorso e, con balzi, agguati e balzi spettacolari lo ha ripreso più e più volte.
Nonostante nevicasse forte e la temperatura fosse ben inferiore allo zero, ho continuato a scattare senza fermarmi, completamente magnetizzato dal raro spettacolo. Il cielo coperto e i rapidi movimenti degli animali hanno richiesto l'impostazione sulla macchina di una sensibilità equivalente a 400 Iso e una snervante, continua attenzione per cercare di mantenere la scena sempre a fuoco e garantire anche una composizione efficace.
Il topo, nonostante la vicina presenza del predatore, non si è mai dato per vinto. Ma, dopo una decina di minuti, sicuramente a causa dello stress e delle ferite, ha smesso di muoversi.
Allora la volpe, per continuare il suo gioco, apparentemente crudele ad occhi umani, ha iniziato a lanciarlo in aria con la bocca, per stimolarlo invano a muoversi ancora.
Finché, alla fine, ha deciso di seppellire nella neve il topolino, ormai senza vita, e riposarsi davanti ai miei occhi increduli.
Passato qualche minuto, si è alzata e, trotterellando rapidamente, è scomparsa alla mia vista dietro una collinetta. In seguito, nonostante i miei sforzi, non sono mai più riuscito a ritrovarla.
A quel punto, di tutto ciò che avevo osservato, oltre alle numerose immagini memorizzate, rimanevano soltanto le tracce nella neve: ignara testimonianza di questo emozionante dramma della natura.

© Reflex 11/2005