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La Technical Image Press Association (TIPA) di cui questa rivista è socio fondatore, ha organizzato anche quest'anno una visita a tre importanti industrie del settore cui hanno partecipato 10 giornalisti di altrettante testate TIPA. Il nostro primo reportage è dedicato a Panasonic. Seguiranno quelli relativi a SanDisk (schede di memoria) ed Epson.
OSAKA. Fondata nel 1917 da Konosuke Matsushita, Panasonic compie quest'anno 89 anni. A seguito di investimenti errati del padre, la ricca famiglia si trovò in difficoltà così che nel 1904, a soli nove anni, egli dovette lasciare Wasamura alla volta di Osaka, per lavorare come apprendista in un negozio di braceri per il carbone.
Fallito il negozio, Konosuke trova lavoro in un negozio di biciclette, un bene di lusso per quei tempi, e a 13 anni inizia venderle in proprio. A 15, prende la decisione della sua vita: osservando un tram decide che si occuperà di elettricità. Trova lavoro nell'azienda elettrica di Osaka, e la sera segue dei corsi. A vent'anni si sposa e continua ad apprendere ed a fare esperienza.
Diventa ispettore, il livello più alto cui potesse sperare, ha molte idee ma il suo superiore guarda con indifferenza quel portalampada che aveva costruito nel tempo libero. E' la goccia che lo spinge a licenziarsi da un posto sicuro per ad aprire un piccolo laboratorio per dar seguito al suo progetto. E' il 15 giugno del 1917.
Konosuke lavora sodo, ma le vendite sono scarse ed il fallimento è alle porte. Per fortuna, un ordine di mille isolatori per ventilatori lo salva e gli consente di trasferire la Matsushita Electric Devices Manufacturing Works in una casetta a due piani dove progetta e produce un nuovo portalampada a due luci che diventa immediatamente popolare (lo è stato anche in Italia fino agli anni Cinquanta). Di qui alla costruzione di una fabbrica vera, il passo è breve.
Un po' alla volta arrivano la lampada a batteria per bicicletta, il ferro da stiro, la prima radio, la lavapanni e la tv. Oggi, la Matsushita Electric è un gigante dell'elettronica da 81 miliardi di dollari che opera in molti settori diversi. Il gruppo PAVC (Panasonic Audio Video Chain) è quello dedicato alla produzione di schede di memoria SD, fotocamere Lumix, registratori DVD, televisori al plasma o Lcd e sistemi audio. Tutti con il marchio Panasonic.
Naturalmente, l'argomento di maggior interesse della visita non poteva che essere il debutto di Panasonic nell'arena delle reflex digitali recentemente annunciato. Detto che di caratteristiche e dettagli non ci è stato rivelato assolutamente nulla, possiamo tuttavia dire come e perché è nato il progetto.
Innanzitutto, ricordiamo che Panasonic ha aderito al sistema QuattroTerzi di Olympus, sistema aperto e libero da brevetti che, però, sinora non ha trovato, a parte adesioni annunciate, alcun seguito concreto. L'iniziativa della casa di Osaka è dunque un ottimo segno per la stessa Olympus che non sarà più sola a promuovere il sistema. Va ricordato a questo punto che per Panasonic non si tratta di una completa novità. Infatti, già alla Photokina del 1984, presentò un prototipo di reflex per "fotografia magnetica" che registrava immagini in via analogica su un floppy disc.
A più di vent'anni di distanza, Ichiro Kitao, giovane manager del Products Planning Team, ha la responsabilità dell'importante debutto. Kitao, che ha gestito l'evoluzione delle compatte LX e delle reflex-zoom FZ, si rende conto del peso della sfida. C'è un tema ricorrente tra le grandi aziende dell'elettronica che deve far riflettere: quello della reflex! Il perché è presto detto, per quanto possa sembrar strano case come Panasonic, ma anche Epson e HP, tutte vorrebbero essere riconosciute anche come aziende del settore fotografico, ma pensano che senza una fotocamera reflex in listino questo non possa avvenire. "Abbiamo deciso di entrare nel settore reflex perché nessuno considera le nostre Lumix come prodotte da un vero fabbricante di macchine fotografiche", ha chiarito senza mezzi termini Kitao.
Come sappiamo, da tempo Panasonic ha stretto un accordo di collaborazione con Leica grazie al quale è nata la linea Lumix, Nome che si rifà a luminanza più mix, come insieme di tecnologie ottiche Leica ed elettroniche Panasonic, la quale produce nella sua fabbrica di Yamagata gli obiettivi Leica per le Lumix. Ma non è così semplice; ogni nuovo obiettivo o serie di obiettivi viene inviato a Solms in Germania, dove vengono fatti tutti i test per verificare che i risultati raggiungano gli standard Leica. E se non li raggiungono vengono rispediti al mittente con le correzioni del caso. Leica, con ogni probabilità giocherà, un ruolo importante nel lancio della Lumix 4/3 anche se per ora la risposta alla ovvia domanda è stata: "Lo vedrete al Pma!". Qualcosa prossimo ad un "sì, ma non lo posso ancora dire", dunque lo sapremo con certezza alla conferenza stampa già fissata per la fine febbraio allo show di Orlando.
Perché Olympus? Perché il formato 4/3? Per gli stessi motivi per i quali Olympus ha progettato un sistema per fotografia digitale disegnato ex-novo, diciamo, senza compromessi. Per la questione delle prestazioni degli obiettivi in funzione del formato del sensore e della sua distanza dai punti nodali del sistema ottico. Ma anche per un altro motivo.
"Noi possiamo produrre fotocamere", spiega Kitao, "ma non abbiamo tutta l'esperienza delle case tradizionali. Abbiamo idee, come quella del Ccd 16:9. Dobbiamo proporre ai fotografi nuove idee che solo noi possiamo realizzare". Quali idee, allora? "Panasonic ha possibilità di ricerca che altri non hanno. Solo noi possiamo fare tutto in casa: dal sensore agli obiettivi. Tuttavia, non vogliamo competere con Canon o Nikon: non possiamo. Per cui cerchiamo la giusta posizione sul mercato per il nostro marchio".
In effetti, le Lumix sono assolutamente un prodotto Panasonic. Gli obiettivi sono prodotti in collaborazione con Leica, Ccd e Lsi sono del gruppo tramite la Semi-Conductor Company, le pile sono della Matsushita Battery Industrial, le schede (lascio a voi), i display Lcd sono realizzati in joint¬-venture con Toshiba. Ma quanto ci sarà di Olympus nella nuova reflex Lumix? "La nostra reflex è nostra. Progettata e disegnata da noi sul sistema 4/3. Al Pma daremo un forte segnale, vedrete!"
Insomma, siamo nel vago. Ma fino ad un certo punto perché le tecnologie che Panasonic ha sviluppato come il sistema OIS di stabilizzazione dell'immagine, i sensori, compreso il loro amatissimo Venus Engine per ridurre le aberrazioni ottiche degli obiettivi, faranno parte della nuova fotocamera anche se adeguatamente rivisitati.
Un modello, due, quanti obiettivi? Sempre sul vago Kitao dice che ci saranno obiettivi, ma pochi per cominciare. Ma ci sarà soprattutto la fotocamera attorno alla quale c'è un'atmosfera di entusiasmo e timore allo stesso tempo. Il primo si capisce, il secondo viene spiegato con una certa dose di umiltà per quella sindrome di "inferiorità fotografica" di cui sopra e che rende anche i colossi preoccupati di fare qualche sbaglio grossolano e quindi una pessima figura. A questo punto, non resta che attendere qualche settimana.
Con l'offerta di fotocamere in grande cambiamento, la scelta di Panasonic è stata quasi obbligata. Secondo una ricerca interna, infatti, i modelli standard (60% del mercato) sono in rapido declino mentre cresce la richiesta di modelli stylish, di tendenza, che coprono attualmente il 29%. Le reflex sono al 4% ma in forte crescita soprattutto in termini di valore e margini. In un mercato nel quale i nuovi utenti sono sempre meno (il 50% contro il 70% del 2001), i fabbricanti dovranno anche puntare alla domanda di sostituzione che cresce all'11% o a quella del secondo corpo che passa dal 16% al 20%. E per intercettarla occorrono nuove idee come quella del multi formato, eredità dell'Aps, reso possibile dall'introduzione del primo Ccd 16:9 da parte di Panasonic con il quale è possibile scattare in panorama, nei rapporti 4:3 e 3:2, come filmare con le videocamere digitali in una sorta di Cinemascope casalingo.
L'obiettivo di Panasonic nel settore fotocamere, è quello di conquistare il 10% del mercato il prossimo anno con 8 milioni di unità prodotte. Un dato basato sulla prospettiva di un mercato globale da 80 milioni di pezzi che, allo stato attuale, pare una chimera. In Giappone, dove Panasonic è numero 2 dopo Canon, è già saturazione, per Europa e Usa si parla di fine 2007.
A parte la Lumix reflex, che è la notizia del momento, il gruppo AVC di Panasonic ha altri solidi interessi i quali vengono racchiusi nel concetto di living room photography, come dire salotto fotografico, una nuova specie di home theatre. La strategia di Panasonic punta a collegare tra loro fotocamere, proiettori, televisori, registratori e lettori DVD e stampanti attraverso la scheda di memoria SD che, oltre alle macchine fotografiche, viene utilizzata in una trentina di altri prodotti digitali tra cui videocamere, cellulari, palmari, computer, per non parlare della possibilità di stampare tramite un kiosk. E' il sogno della scheda universale! Addirittura, qui si pensa che con la crescita della capacità e velocità oramai giunta a 20MB/s, la SD potrà insidiare i DVD. Oggi, si vendono nel mondo 250 milioni di schede di memoria (47% SD), ma nel 2008 la richiesta dovrebbe balzare a 400-420 milioni di cui il 55% saranno SD. Intanto, Panasonic ne produce 3 milioni al mese.
La vecchia idea di vedere le fotografie sul televisore di casa non ha mai funzionato. Quando la Kodak lanciò il formato Disc nei primi anni Ottanta, mostrò anche un black box che consentiva di vedere le immagini in tv rimasto prototipo. Ci riprovò con il Photo CD, padre di tutti i CD, ma fu un fallimento. La cosa ha preso piede, però, con il DVD e con gli schermi al plasma o Lcd. Prenderà forse il volo con le versioni migliorate e dotate dello slot per la scheda SD. Scattare immagini, togliere la scheda dalla Lumix e inserirla in un televisore al plasma Viera ad alta definizione da 50 pollici è qualcosa di molto notevole. Un ciclo che si chiude se, al televisore, si collega una stampante 16:9 che la casa di Osaka vende anche alla concorrenza.
Per chi non vuole spendere 4500 euro per una tv al plasma come quello citato, c'è la soluzione del proiettore digitale. La qualità fotografica non è ancora al massimo nei modelli più abbordabili, ma già si intravedono i segni sia dal punto di vista tecnico che della domanda, di una prossima esplosione di interesse da parte dei fotografi che non hanno dimenticato lo splendore della proiezione dia. Manco a dirlo, anche i proiettori lavorano con la scheda SD, come il modello PT-P1SD che verrà lanciato anche al Pma: compatto da 1,3kg, con potenza luminosa di 1500 lumen e correzione automatica dell'inclinazione per ottenere sempre una proiezione perfettamente rettangolare.
Panasonic, dunque, non è più solo condizionatori, radio, tv e simili. Si presenta anche come un importante giocatore nel settore fotografico dei prossimi anni, il più potente contendente tra grandi dell'elettronica come Sony e Samsung.
© gennaio 2006
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