Il respiro del Po

di Eugenio Martorelli

Alberto Roveri ha fotografato il re dei fiumi italiani, le genti che lo vivono e le tradizioni che sopravvivono, in un viaggio dalle sorgenti alla foce

"Sgorga da qui il Po, tra foschie del Monviso d'alta quota, a mezza strada tra Francia e Italia. Una serpentina argentea che schizza dalla roccia a Pian del Re, quota 2.020. Per un viaggio di 620 km"

"L'acqua che scorre genera luce, la luce è vita. Ma anche incubo. Come a Ostiglia, dove la centrale Enel è tutt'uno con il paese, le case, la gente. Un'incombenza che sa di ferocia. Ma bisognava piantare quel mostro proprio lì?"

"Non sono le rive del Gange, sono quelle di Cremona.
Ogni anno un'ampolla con l'acqua del Po viene portata in India
e versata nel Gange, e l'acqua del Gange portata qui e versata
nel Po. La sacralità di un gemellaggio tra fiumi"

"Sui vitigni che corrono lungo il Po, a settembre, i grappoli penzolano maturi. C'è quasi poesia sul volto affaticato di questa cinese, nei suoi gesti delicati. Anche la vendemmia compone un mosaico umano stupefacente"

"Con un rito antico e quasi magico don Dante, con i paramenti da Messa, benedice le acque. Un rito che si ripete ogni inverno, nel giorno di S. Antonio Abate, patrono delle stalle degli animali. Siamo a Francolin""La sala dei fuochi è il cuore della marinatura dell'anguilla. Che va tagliata, infilzata, cotta e messa in salamoia. L'arte di governare fuoco e spiedo sono il segreto di una tradizione, ora recuperata a Comacchio dall'azienda Valli"

Alberto Roveri è un uomo di grande simpatia e comunicativa. E a cinquantotto anni conserva l'entusiasmo, la curiosità e la freschezza visiva di un giovane fotoreporter, a cui lunghi anni di carriera hanno insegnato cosa vogliono realmente dire fotogiornalismo, documentazione sul campo, racconto per immagini, inchiesta. E l'imponente lavoro che vi presentiamo in queste pagine, purtroppo solo una piccola parte, lo testimonia appieno. "Il respiro del fiume", con sottotitolo "Globalizzazione e tradizioni lungo le rive del fiume Po", si chiama il reportage che Alberto Roveri ha realizzato insieme al giornalista di penna Beppe Bonazzoli, che ha curato i testi e le didascalie di un itinerario per immagini e parole che si appresta a diventare una grande mostra (di cui vi forniamo i dati a parte) e un libro fotografico.

Tanti sono i soggetti fotografati, in digitale, da Alberto Roveri per il suo reportage, che lo ha tenuto occupato mesi e mesi, nei momenti liberi dal suo lavoro di fotografo nello staff nel settimanale Panorama. Ma principalmente si tratta di persone, di ogni razza e condizione, che vivono o sopravvivono all'interno di un colossale ecosistema che va dal Monviso, dove il fiume Po ha le sue sorgenti, all'Adriatico, dove sfocia dopo un lungo percorso. Percorso che attraversa (pochi) luoghi dove la natura ha ancora lo splendore di un tempo e altri dove le centrali idroelettriche invadono rive e abitati, solcato da motonavi cariche di turisti e da barchini di pescatori, che bagna rive ora in secca ora in piena dove arditi bagnanti di giorno lasciano il campo di notte ai ladri di sabbia. Un percorso che rivela cambiamenti e sopravvivenze, stupefacenti oggi rispetto all'idea distratta di chi non conosce il fiume, realissimi di fronte all'obiettivo di Alberto Roveri.

Una veloce trasformazione, questa la caratteristica dei nostri tempi. E il piccolo grande mondo del Po la rivela in modo particolare proprio perché si tratta di un ecosistema creato dall'acqua del fiume, acqua da cui le persone traggono sostentamento. Ma meglio che da noi gli abitanti del Po sono descritti nel testo che accompagna la presentazione della mostra: "Indiani sikh che accudiscono stalle e mungono vacche, per loro sacre; cinesi che raccolgono l'uva della vendemmia; marocchini che seminano meloni". E ancora: "I pescatori dell'Est europeo, in house boat, che danno la caccia al pesce siluro… allevamenti intensivi di anguille e di vongole lungo il delta, dove, ancora oggi, c'è chi campa tagliando le canne a mano… umori fluviali, storie di genti e paesaggi che trasudano poesia, tradizioni antiche e metamorfosi epocali, nuove ricchezze ed antiche sciagure, calura opprimente e nebbie angosciose, rassegnazione, nostalgie e speranze".

Alberto Roveri, milanese di origini mantovane, è un fotografo di grande esperienza. La sua carriera inizia nel 1971 con la collaborazione al settimanale ABC, dove conosce anche Letizia Battaglia, la "fotografa della mafia" come speriamo non ce ne voglia se la definiamo, famosa per averci raccontato fatti e misfatti della criminalità organizzata in Sicilia. Nel 1973 fa parte dell'agenzia DFP, per la quale fotografa le tensioni sociali degli "anni di piombo", le battaglie per il divorzio e l'aborto, gli operai delle fabbriche, i personaggi della politica e della cultura. Nel 1975 è al quotidiano L'Ora di Palermo, esperienza fotogiornalistica di prima linea, per poi tornare a Milano, dove a cavallo fra i Settanta e gli Ottanta collabora con testate come Espresso, Panorama, Europeo, Due Più, Famiglia Cristiana. Nel 1983 entra nello staff di Panorama, newsmagazine per il quale ha realizzato finora quasi trecento servizi, dal viaggio di Giovanni Paolo II in Polonia alla guerra nel Libano, dalla desertificazione del Sahel al forum mondiale di Mosca dove nel 1984 Gorbaciov ha dato vita alla famosa glasnost, da Berlino nel 1989 con il crollo del Muro al Kosovo, poco prima dello scoppio del conflitto.

Con tutto questo alle spalle, Alberto Roveri non è un fotografo cinico, come spesso lo sono i "vecchi" giornalisti. Anzi, dalle sue immagini traspare in modo evidente un rispetto per i soggetti fotografati, fatto di umanità e simpatia, intesa come condivisione di gioie e sofferenze. Oltretutto non si lascia nemmeno andare all'effetto fine a se stesso, e inquadra sì con tecnica e mestiere, ma anche in modo dinamico ma, soprattutto, chiaro. Ecco, Alberto Roveri è un fotografo diretto, il cui fine è la chiarezza e l'onestà intellettuale, merce rara oggigiorno. Quasi in punta di piedi. Le fotografie che pubblichiamo, accompagnate dalle didascalie originali scritte da Beppe Bonazzoli che stringatamente sono dei mini racconti descrittivi dell'immagine a cui si riferiscono, speriamo riescano anche a mostravi uno dei modi di fare fotogiornalismo oggi, antico e moderno al tempo stesso.





La mostra "Il respiro del fiume, globalizzazione e tradizioni lungo le rive del Po" è accompagnata da un fotolibro con lo stesso titolo, edito da Sereno Editore di Milano (100pp 21x25cm, 30 euro)".