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Zeiss Ikon TENGOFLEX
LA ZEISS PIU’ RARA?
di Pierpaolo Ghisetti
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Esiste, nell’immensa tipologia delle apparecchiature fotografiche prodotte dalla Zeiss un apparecchio che probabilmente non ha superato la decina o al massimo i venti esemplari: la Tengoflex.
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Vista anteriore con i due obiettivi, da mira e da ripresa e pozzetto chiusi

Vista superiore con logo Zeiss Ikon, con a destra la manopola di avanzamento pellicola

Vista con pozzetto aperto

Due rarità Zeiss: la Box Tengor e il Box Balilla, unica fotocamera Zeiss costruita appositamente per il mercato italiano durante il Ventennio fascista
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Molte sono le macchine costruite dalla Zeiss Ikon dal 1926 al 1972, anno della chiusura, e ancora di più sono le varianti dotate di obiettivi ed otturatori diversi.
Alcune macchine sono considerate rare, come ad esempio la Contarex Special, fabbricata in 5000 esemplari, oppure alcune varianti di Super Nettel dotate di ottica Triotar, combinazione molto rara e collezionisticamente ambita. Tuttavia occorre notare che la Zeiss Ikon fin dall’inizio ha impostato la propria produzione su basi industriali e pertanto su grandi numeri, naturalmente riferiti agli anni trenta o cinquanta. E’ pertanto normale che le macchine Zeiss cosiddette rare siano state prodotte in migliaia di pezzi, come ad esempio la rara Contaflex biottica del 1938, prodotta in realtà in 8000 esemplari. Questi numeri possono essere considerati modesti se raffrontati alle industrie giapponesi degli anni settanta, ma sono abbastanza normali per una produzione elitaria negli anni a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, e in linea o superiori a modelli analoghi di altre industrie tedesche. In definitiva alla produzione Zeiss Ikon di serie (escludiamo pertanto i prototipi) mancano quei pezzi prodotti in poche centinaia o decine di esemplari, a meno di considerare alcune varianti del modello base.
Esiste tuttavia nell’immensa tipologia delle apparecchiature fotografiche prodotte dalla Zeiss un apparecchio che fa eccezione e che probabilmente non ha superato la decina o al massimo i venti esemplari: la Tengoflex.
Tra la vasta casistica di macchine offerte sin dagli albori del Novecento dalle industrie fotografiche vi era la Box camera, ovvero una semplice scatola a tenuta luce, dotata normalmente di un’ottica a menisco di luminosità molto ridotta, tra f9 e f11, e con un semplicissimo otturatore a ghigliottina. Questa tipologia, che usava una pellicola a rullo, era l’antesignana delle future compatte degli anni cinquanta e aveva un largo successo tra i dilettanti per l’estrema semplicità di funzionamento (la messa a fuoco era fissa e la scelta della coppia tempo-diaframma era al massimo limitata a due possibilità), oltre naturalmente per essere la tipologia più economica di macchina fotografica, grazie anche alla costruzione in lamierino leggero della cassa.
In una pubblicità d’epoca la Zeiss teneva a precisare che la Box non era un giocattolo, ma un apparecchio da cui trarre bellissime fotografie.
La Zeiss Ikon aveva ereditato dalla assorbita società Ernemann una serie di queste macchine, le Erabox, e ne aveva aggiunte altre, come le Box Tengor e le Baby Box, che si differenziavano una dall’altra per la diversa pellicola da utilizzare. E’ interessante notare che la Box Tengor è stata offerta sino agli anni Cinquanta, sia per la propria semplicità produttiva sia per accontentare il modesto mercato dell’immediato dopoguerra.
Normalmente l’apparato di mira delle Box camera era costituito da un semplice mirino ottico integrato da un mirino a traguardo ripiegabile in lamierino, che appunto completava economicamente un apparecchio che più semplice non poteva essere.
Da notare che la numerazione di catalogo Zeiss di tutte le Box camera possedeva solo due cifre iniziali.
La Tengoflex, box camera degli anni quaranta, numero di catalogo 85/16, presenta invece un mirino a riflessione posto sul tettuccio della fotocamera, che la fa stranamente assomigliare ad una biottica, e che la differenzia immediatamente dalle sue più semplici consorelle. All’interno del mirino si trova un vetro convesso di 4x4 centimetri che restituisce un’immagine capovolta, fornita da un piccolo obiettivo posto superiormente a quello di ripresa. Pertanto possiamo affermare che la Tengoflex è probabilmente l’unica Box camera biottica della storia, e in questo consiste la sua eccezionale caratteristica tecnica.
Questa fotocamera rimane abbastanza misteriosa e fu probabilmente costruita in poche decine di esemplari dalla Zeiss Ikon durante la Seconda Guerra Mondiale,
(l’anno esatto di produzione non è determinabile, probabilmente il 1944), per i mercati di nazioni neutrali, come ad esempio la Svezia. Come accennato, la Tengoflex non compare in nessun catalogo, ma solo in alcuni depliant in lingua nordica (svedese e finlandese), segno evidente che era destinata a questi mercati, probabilmente su una richiesta specifica.
L’ottica è un semplice Frontar dotato di due soli diaframmi, f/11 e f/22, mentre il pulsante di scatto, a semplice pressione, si trova sul lato destro del tettuccio. Accanto si trova la levetta per posizionare la messa a fuoco, con due sole opzioni: da uno a tre metri oppure da tre metri all’infinito. L’avanzamento del film avviene tramite un pulsante ruotante sul fianco destro e il corretto funzionamento viene verificato dalla classica finestrella scurita sul dorso posteriore. Il peso si attesta a 460g, notevole per una box camera. Come ultima curiosità dobbiamo notare che la borsa in falsa pelle in dotazione della fotocamera, perfettamente sagomata e calzante, appare completamente diversa dagli standard Zeiss Ikon, ma questo potrebbe essere causato da un’economia di guerra.
A conferma della estrema rarità della Tengoflex anche la nota rivista americana Zeiss Historica, di cui sono collaboratore da diversi anni, ha pubblicato una mia breve nota su questo apparecchio, sconosciuto alla maggior parte dei collezionisti Zeiss, anche grazie al fatto di non comparire in nessuna pubblicazione specializzata, soprattutto perché, essendo stata costruita durante la guerra, rimane tagliata fuori dagli elenchi preguerra e da quelli dopoguerra, come ad esempio anche dal mio libro “Zeiss fotocamere ed obiettivi” pubblicato dall’editrice Reflex nel 1999.
La valutazione della Tengoflex rimane abbastanza alta: se consideriamo che i vari box della ZI sono valutati dai 30 ai 100 Euro al massimo, la valutazione di ben 500 Euro per la nostra fotocamera ci pare sproporzionata, ma è il prezzo richiesto per i pochissimi esemplari (solo due in dieci anni!) apparsi sul sito del noto negozio Leicashop di Vienna.
Dopo la mia pubblicazione su Zeiss Historica mi sono arrivate offerte da soci americani di ben 700 $, a conferma dell’interesse che questa fotocamera ha suscitato nell’ambito dei collezionisti specializzati.
Pierpaolo Ghisetti © 2009/01
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