C’è stato un periodo a fine anni Ottanta, durante il quale venne l’idea di usare l’aggettivo “intelligente” per definire quei dispositivi, tra cui le macchine fotografiche, capaci di prendere qualche decisione autonomamente. L’industria, però, cercava di spremere dai processori di allora quanto era possibile per affermare primati tecnologici con un valore di marketing.
Una furbata dalle gambe corte tanto che, più o meno tutti quei modelli che anticipavano il futuro, fecero una ben misera fine. Oggi il termine è cambiato in smart, ma la zuppa è la stessa.
L’evoluzione dello strumento fotografico ha vissuto cicli innovativi contrastanti. All’arrivo della reflex 35mm, specie se giapponese, la polemica sulla qualità venne scatenata dai fedelissimi delle fotocamere a telemetro, specie se tedesche. Superata questa prima isteria, fu la volta dell’esposimetro incorporato visto come un’offesa all’onore del fotografo. Offesa rapidamente sostituita con l’insulto dei sistemi automatici di esposizione. Con l’autofocus, tra fuochi d’artificio, si è finalmente concluso lo stato di agitazione con deboli teorie tipo “io ci vedo benissimo, so io cosa mettere a fuoco, roba da incompetenti, non è fotografia, vogliono solo aumentare i prezzi”. Non sto a ricordare cos’è successo quando il rullino 35mm è stato silurato dal sensore al silicio!
Nel marasma digitale la vis polemica s’è spenta, mentre l’industria ha liberato fantasie informatiche grazie alla flessibilità del sistema. Dopo qualche anno di “carrozzerie” innovatrici piano piano si è tornati a forme più tradizionali che hanno portato ad uno stile omologato che ha annullato la personalità di marca.
Il risultato è che tra le reflex e le compatte di oggi e quelle di ieri c’è una differenza importante. Specie nel mondo delle compatte, fatte le poche eccezioni, se non si legge il marchio i modelli si confondono. Nel caso delle reflex, ad esempio, nessuna è riconoscibile a colpo d’occhio com’era la Nikon F grazie a quel mirino dalla forma piramidale. Fatto sta che chi ha riproposto un’identità ispirata a modelli di successo ha avuto fortuna: la Volkswagen con il Maggiolino, la Bmw con la Mini, la Fiat con la 500…continua sul numero in edicola di FOTOGRAFIA REFLEX
© 2012 – Editrice Reflex














