La tecnologia è il passato, il futuro sta nei contenuti.

editoriale_ottobre15

Mi è già capitato di scrivere che il fascino della fotografia è che la puoi toccare. Purtroppo, nonostante i fotobook più o meno belli, molti hanno rinunciato all’idea di guardare fotografie stampate. Con il digitale, per un po’ ha brillato il momento delle stampanti inkjet, ma come è cresciuta la qualità e la stabilità dell’immagine, così è diminuita la domanda in parte per il costo degli inchiostri originali.
Il risultato è che in pochi anni il modo di visionare le fotografie è passato dalla carta (prima non c’era scelta) allo schermo di cellulari, poi tablet e smartphone. Quindi, dalle fotografie delle vacanze al neonato, è tutto uno sfogliar di album digitali che intasano i dispositivi di giga e giga senza pietà. Meglio sarebbe vederne dieci rappresentative delle vacanze o dei sorrisetti del pupo: invece, guai a cestinare quelle doppie o insignificanti. In realtà tutti sanno che sarebbe meglio seguire un approccio più costruttivo, ma… non c’è tempo, non lo so fare, va bene così.
Ogni tanto fotografo anche gli umani e talvolta, se uno scatto a un amico/a mi pare riuscito, mi diverte regalargli una stampa in grande formato. L’effetto è sempre stupefacente perché vedere la propria immagine su carta, è ben diverso dal vedersi sul vetro del telefonino. Dunque, per riprenderci la fotografia abbiamo bisogno di far venire voglia di farlo seriamente.
Per rimettere a posto i pezzi, il primo passo è chiarire il valore degli elementi in gioco che, alla fine, sono due: noi e la macchina fotografica. Quante volte ci siamo sentiti dire… “bella forza, con quella macchina fotografica lì certo che fai belle foto!”. Ma quante ci siamo sentiti domandare, ma tu come scegli l’inquadratura?
A differenza della guida, per fotografare non c’è bisogno della patente, quindi si può  andare contromano, passare col rosso e superare i limiti di velocità. Che poi è quello che, mutatis mutandis, avviene in fotografia senza che nessuno te la ritiri, la patente. Resta il fatto che violare regole che non hai mai studiato ha del metafisico, ma è solo una scemenza.
A chi gli chiedeva il segreto del successo Thomas Alva Edison rispondeva in rima che è “90% perspiration and 10% inspiration”. Come dire che avere belle idee non è difficile, ma realizzarle costa sudore. Per noi è l’esatto contrario: il 90% è conoscenza, il resto è attrezzatura. Da cui solo chi ha esperienza del mestiere saprà sfruttare le raffinatezze dei modelli di alta gamma per spremerne risultati d’eccellenza. D’altro canto, se sei capace di raccontare per immagini, allora ti basta la compattina da 3 mega del 2002. Certo non sarà un sensore da 64 mega o una raffica a 15 fotogrammi al secondo per raggiungere lo stesso risultato.
Ciò vuol dire che la macchina fotografica è l’ultimo dei problemi del neofita il quale, di solito, pensa sia vero il contrario. Ragion per cui non è contento se gli spieghi che lo strumento migliore è quello che sai usare.
Negli anni Ottanta, con l’inizio della computerizzazione delle fotocamere analogiche, l’industria ha spesso cercato di convincere che con un modello “intelligente” ogni scatto sarebbe stato un successo. In realtà, se i computer non sanno di economia, perché le fotocamere dovrebbero sapere di fotografia? Fanno il loro lavoro e cioè eseguono all’istante calcoli complessi per attuare programmi prestabiliti che producono immagini tecnicamente perfette, ma che ne è del contenuto?
Perché è qui che si gioca la partita del futuro. Mettendo da parte il buono del digitale, l’attuale tecnologia che sta pure finendo le cartucce, ha convinto molti che la fotografia fosse diventata facile, mentre ha facilitato la banalizzazione del termine. Puntare ai contenuti significa seguire le regole e confrontarsi con la realtà. Basta con i “complimenti a tutti” o gli sberleffi rancorosi; la critica dev’essere costruttiva, severa, ironica e personalizzata (vedi Immagini alla sbarra).
Migliaia di appassionati e appassionate hanno acquistato di recente una reflex o una compatta a sistema. Questo vuol dire che la voglia di fare buone fotografie c’è e che noi (produttori, rivenditori, critici e giornalisti) dovremmo capirlo meglio. Da una parte la disaffezione per la stampa (c’è chi non sa che esistiamo) e dall’altra l’incremento degli acquisti online (difficile capire perché girano prodotti con il  22% di sconto?) si è ridotto il positivo contatto umano con il mondo reale.
Pier Gaspare Ferri, è stato il primo a commentare il rinnovo della rivista. “Finalmente un cambio di passo!”, ci scrive. “Da scorpione (zodiacale) avevo qualche sentore e mi sono attrezzato con una usatissima Pentax SV, il mantenimento della camera oscura ed il rinnovo anticipato dell’abbonamento. Adesso tocca a  REFLEX far ritornare la vecchia e salutare febbre per la fotografia”.