G A L L E R I A Luigi Forese




Una personale esplorazione visiva, così Luigi Forese definisce la sua ricerca fotografica. Trent’anni, nato ad Atri in provincia di Teramo, nonostante l’età si considera un giovane fotografo, “perché ho iniziato abbastanza tardi. Tecnicamente, inoltre, sono un autodidatta”, afferma. Dopo il liceo artistico Luigi Forese ha però frequentato l’Accademia di belle arti, dove un professore, Roberto Bossaglia, lo ha aiutato ha trovare la sua strada. “All’Accademia, per mancanza di mezzi, si faceva poca tecnica e molta teoria, ma di lui mi ha colpito in particolare la capacità di conoscere le persone attraverso le fotografie che scattano: ‘Qui sei tu e qui non sei tu’, mi diceva, e questo mi è servito molto per crescere”, continua.
Finiti gli studi, con una tesi su Edward Weston, Luigi Forese è uomo dai cento lavori: fa l’aiuto scenografo, realizza videoproiezioni, monta video, è assistente di camera oscura, ma anche cameriere, barista, bagnino, dà ripetizioni di disegno e di chitarra. E’ duro vivere di sola fotografia! Ma nel frattempo ci sono delle piccole mostre fotografiche e una passione che lo porta a ricercare, spaziando nei generi del nudo, del paesaggio e del ritratto. E in particolare questi due ultimi generi costituiscono il centro dei suoi attuali interessi, “anche se come fotografo sono curioso di tutti gli aspetti della realtà”.
E con questo torniamo alla sua affermazione iniziale, sul concetto di esplorazione visiva. “In quanto fotografo non posso darmi dei limiti”, precisa, “e non mi piace molto la fotografia come è intesa oggi da molti. Certi fotografi puntano alla riconoscibilità lavorando su degli stereotipi visivi, su delle immagini ripetitive, e puntano all’improbabile mercato della foto arte, sostenuti da critici e improbabili ‘mercanti’. La riconoscibilità deve invece essere nello stile di ripresa e non in un preteso ‘principio di specializzazione’”, conclude.
Le fotografie che vi presentiamo nel nostro portfolio bianconero sono frutto di una ricerca sull’ambiente urbano, alla quale Luigi Forese ha lavorato nei primi mesi di quest’anno, e ad agosto sono andate in mostra con successo a Spoltore, un paese vicino a Pescara. Scattate con un’attrezzatura veramente basilare - una vecchia reflex a pellicola Pentax K1000 con il normale 50mm f/1,4 – sono state anche stampate personalmente dal loro autore. Anche a noi sono piaciute queste forti geometrie di luci e ombre, questi scorci e squarci di pareti, finestre, cieli e arredo urbano, dove la presenza dell’uomo è più intuita che mostrata.
“Adesso sto facendo una ricerca fotografica sul quartiere romano del Testaccio” dice Luigi, “sia architetture sia la gente del posto, soprattutto questi ultimi”. E molti sono ultimi nel vero senso del posto, perché sono immigrati curdi che vivono nella zona del vecchio Mattatoio. “E’ il mio primo lavoro in digitale, a colori. I miei soggetti ci tengono moltissimo al loro aspetto e non si farebbero mai fotografare spettinati e con la barba non fatta. Per loro un’immagine rubata è vista come una violazione, mentre per noi è forse più tollerabile”, conclude. Ma questa è un’altra storia, molto più complicata.
Eugenio Martorelli
Reflex © 2008