Editoriale. Febbraio 2016

Editoriale Feb 2016

Come saprete, sulla scia del remake cinematografico, ai primi di gennaio Kodak ha presentato una rivisitazione del formato Super 8 a 34 anni dalla sua scomparsa per il boom delle videocamere e conseguente crollo delle vendite di cineprese e film.
Kodak annunciò il Super 8 nel 1964 come evoluzione dell’8mm nato nel lontanissimo 1932. “Super” perché, ridotte le perforazioni, a parità di pellicola il fotogramma aveva guadagnato un 50%. Cessata la produzione delle cineprese, quella delle pellicole ha subito un pesante calo di volumi negli anni. Modesti quantitativi sono rimasti disponibili per la domanda, non più dei dilettanti, ma dei filmmaker e dei creativi delle agenzie per la produzione di spot pubblicitari.
La scelta della casa gialla (come chiamavo la Kodak  in altri tempi), ha suscitato entusiasmi tra i grandi del cinema che avevano spinto le case di produzione a garantirle l’acquisto di un cospicuo quantitativo di film per consentire a gente come Spielberg, Tarantino, Cohen e altri di girare in pellicola. Ultimo esempio il recente Carol di Todd Haynes girato in Super 16.
“È una notizia che fa piacere”, dice Nicola Baldini, che con Marco Pagni sta per rimettere in produzione pellicola Ferrania in anche in Super 8. “Certo di cineprese ce ne sono tantissime in giro a poco prezzo, per cui sarà interessante capire come lavorare con la nuova Kodak”. La quale, disegnata da Yves Behar, ricorda la prima 16mm presentata nel 1923 in kit con proiettore Kodascope e treppiedi. Per chi non lo sapesse, a noleggio, si trovano cineprese Super 8 di eccellenza come Beaulieu, Canon o Leicina.

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